ASTA 326 - ARTE ANTICA E DEL XIX SECOLO

Lotto N: 0001

ARTISTA VENETO CRETESE DEL XVI SECOLO

Adorazione dei magi.

39 x 48 cm

Base d'asta

Euro 1.500,00

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Lotto N: 0002

ARTISTA DEL XVI SECOLO

Cristo in catene.

24.8 x 18.8 cm

Al retro scrittura in grafia antica "G. Romano".

Base d'asta

Euro 2.000,00

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Lotto N: 0003

ARTISTA DEL XVI SECOLO

Gesù tra i dottori.

28 x 39.5 cm

Venduto a

Euro 1.000,00

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Lotto N: 0004

ARTISTA DEL XVI SECOLO

Madonna con Bambino, San Giovanni Battista e Santa Lucia.

22 x 27 cm

Base d'asta

Euro 2.000,00

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Lotto N: 0005

ARTISTA EMILIANO DEL XVI SECOLO

Madonna con Bambino e San Giovannino.

69.5 x 90 cm

Base d'asta

Euro 5.000,00

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Lotto N: 0006

ARTISTA ITALIANO DEL XVI SECOLO

Madonna con bambino e San Giovannino.

53 x 64 cm

Al retro timbro in ceralacca.

Venduto a

Euro 1.800,00

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Lotto N: 0007

ARTISTA VENETO DEL XVI SECOLO

Battesimo di Cristo.

93 x 175 cm

Base d'asta

Euro 3.000,00

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Lotto N: 0008

ARTISTA VENETO DEL XVI SECOLO

San Girolamo penitente.

18 x 22.5 cm

L'opera è accompagnata dalla scheda a cura di Filippo Pedrocco, 7 novembre 2002, il quale avanza l'ipotesi che l'opera in questione possa essere di mano di Paolo Caliari detto il Veronese (Verona 1528-Venezia 1588). Il soggetto è ricorrente tra le opere del maestro, contando tre redazioni sicuramente autografe. L'opera viene fatta risalire agli anni '80, periodo in cui venne commissionato l'altare laterale della chiesa veneziana di Sant'Andrea della Zirada, dove appunto il soggetto rappresentato è il medesimo. Molte sono le somiglianze tra le due opere, come la tipologia della vigorosissima figura ignuda del santo, la partitura cromatica e la scabra partitura naturalistica. Inoltre si tratterebbe dell'unico esemplare conosciuto su supporto in rame attribuito all'artista.

Venduto a

Euro 4.200,00

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Lotto N: 0009

ARTISTA TOSCANO DEL XVI SECOLO

Madonna con il bambino, San Giuseppe e gli angeli.

88.5 x 114.5 x 3 cm

L’opera è riconducibile alla cerchia di Santi di Tito (1536-1603), pittore ed architetto che divenne una personalità di spicco nella Firenze e la Toscana della seconda metà del Cinquecento.
Santi di Tito propose all’interno della prolifica produzione perlopiù di opere devozionali una formula stilistica dai toni contenuti rispetto le stravaganze manieriste dell’epoca, in pieno rispetto delle richieste avanzate dalla chiesa dopo il Concilio Tridentino, presentando una pittura funzionale “Biblia pauperum”, riflettendo sul classicismo in virtù della frequentazione dei pittori raffaelleschi durante il suo soggiorno romano dal 1558 al 1564, unito alla sobrietà compositiva dell’arte fiorentina del primo Cinquecento.
Tali elementi assicurarono un vasto consenso presso la committenza pubblica e privata, avviando di fatto una riforma stilistica, fusione dell’eccellenza del disegno con coloriti vividi dalle cromie lievemente cangianti e dalla resa anatomica rigorosa, ispirando l’invenzione artistica degli artisti formatosi presso la numerosa bottega.
Il dipinto si accosta per le similitudini stilistiche con l’opera dell’allievo Cosimo Gamberucci (notizie dal 1580-1621), rinomato per l’eccellenza della linea disegnativa, le figure dal gusto arcaizzante, pervase da un senso di grazia ed eleganza nelle attiitudini e nelle fisionomie ed una certa concretezza artificiosa nei panneggi, interpretabile come desiderio di semplificazione devozionale richiesta dalla committenza in linea con lo spirito post tridentino.
Il dipinto a soggetto di una Natività, ritrae una Madonna detta dell’Umiltà, seduta in terra con in grembo il Bambino dormiente, al lato un cuscino-giaciglio bianco, simbolo di purezza, l’inedito dettaglio costituito dal tener in mano il rotolo delle Sacre Scritture (solitamente tenuto da Gesù secondo la “traditio legis”); al suo fianco San Giuseppe e due angeli di cui uno orante, come vittorie alate.


Base d'asta

Euro 5.000,00

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Lotto N: 0010

ARTISTA DEL XVI-XVII SECOLO

Le nozze di Cana.

140 x 107 cm

Base d'asta

Euro 5.000,00

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Lotto N: 0011

ARTISTA DEL XVI SECOLO

Ritratto d'uomo di profilo.

50 x 64 cm

Riporta data 1320 e tracce di scritta in alto.

Base d'asta

Euro 2.000,00

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Lotto N: 0012

ARTISTA FIAMMINGO DEL XVII SECOLO

Erodiade dinanzi la testa del Battista.

132 x 94 cm

Venduto a

Euro 2.700,00

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Lotto N: 0013

DIONISIO CALVAERT (1540 - 1619)

Flagellazione di Cristo.

26.5 x 36 cm

L'opera è accompagnata dal certificato di autenticità a cura di Egidio Martini.
Per confronto si veda lo stesso soggetto presente nella Pinacoteca Nazionale di Bologna.

Base d'asta

Euro 2.500,00

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Lotto N: 0014

ARTISTA VENETO DEL XVI SECOLO

Cristo e la Samaritana al pozzo.

97 x 79 cm

Base d'asta

Euro 2.000,00

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Lotto N: 0015

ARTISTA SPAGNOLO DEL XVII SECOLO

Pietà.

75 x 55 cm

Opera accompagnata da expertise su fotografia a cura di G. Fiocco, il quale attribuisce l'opera a Vincenzo Campi, Milano 1941.

Base d'asta

Euro 2.500,00

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Lotto N: 0016

ARTISTA VENETO DEL XVII SECOLO

Entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme.

153.5 x 101 cm

Base d'asta

Euro 2.000,00

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Lotto N: 0017

ARTISTA NAPOLETANO DEL XVII SECOLO

Santa Caterina da Siena.

38 x 46 cm

Cornice coeva in legno dorato a mecca.

Base d'asta

Euro 1.000,00

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Lotto N: 0018

ARTISTA NAPOLETANO DEL XVII SECOLO

San Pietro e il gallo.

62 x 74 cm

Base d'asta

Euro 2.500,00

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Lotto N: 0019

SCUOLA VENETO CRETESE DEL XVII SECOLO

Madonna con Bambino e San Giovannino.

16 x 18 cm

Base d'asta

Euro 800,00

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Lotto N: 0020

GIOVANNI GIACOMO SEMENTI (1583 - 1640)

Attribuito a. Il suicidio di Lucrezia.

62 x 74 cm

Venduto a

Euro 2.200,00

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Lotto N: 0021

ARTISTA DEL XVII SECOLO

Battaglia delle Amazzoni.

156 x 111 cm

Base d'asta

Euro 8.000,00

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Lotto N: 0022

PIER FRANCESCO MORAZZONE (1573 - 1626)

Cerchia di. Corteo di cavalieri.

76 x 45 cm

L’opera a grisaille declinata sui toni bruni e seppiati, illuminati da tocchi di biacca, è assimilabile al corpus disegnativo di Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone (1573-1626) o da uno stretto seguace della sua cerchia.
Realizzati con tecniche diverse (grafite, carboncino, inchiostro, rischiarati dagli acquerello e la biacca), i disegni testimoniano la prolificità e l’eclettismo dell’artista, unendo il gusto arcaizzante per la pittura tardo manierista con la teatralità barocca e la riflessione sul realismo drammatico di Giovanni Battista Crespi, detto il Cerano (1573-1632).
Nato a Morrazzone, da cui l’appellativo, in seguito ad un soggiorno formativo romano presso Ventura Salimbeni e vicino al Cavalier d’Arpino, rientrò in Lombardia a partire dal 1598, divenendo uno dei maggiori artisti lombardi dell’epoca della Controriforma.
La sua produzione unisce la fascinazione per il manierismo tosco-romano alla pittura veneta del Pordenone ed all’arte emiliana di Pellegrino Tibaldi, creando opere dal sobrio contenuto scenografico e dal realismo soffuso di pathos in linea con le direttive iconografiche della riforma borromaica e le esigenze devozionali dei Sacri Monti.
La scena rappresentata, probabilmente parte di un’opera di più ampio respiro narrativo, sembrerebbe raffigurare un corteo trionfale.
Vi sono rappresentati una schiera di cavalieri riccamente abbigliati con abiti databili tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento, alcuni tenendo stendardi, in processione presso l’entrata di un edificio fiancheggiato da imponenti colonne di gusto classico.


Venduto a

Euro 3.300,00

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Lotto N: 0023

ARTISTA DEL XVII SECOLO

Personaggi in un palazzo rinascimentale.

62 x 77 cm

Base d'asta

Euro 3.000,00

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Lotto N: 0024

ARTISTA FIAMMINGO DEL XVII SECOLO

Festa campestre.

69 x 55 cm

Venduto a

Euro 1.500,00

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Lotto N: 0025

PAOLO, DETTO IL VERONESE CALIARI (1528 - 1588)

Allegoria della Speranza.

76 x 102 cm

**Opera proveniente da fallimento di società.
L’opera é accompagnata dall’expertise di Emilio Negro.
Provenienza: Collezione d’arte privata.
L'opera è accompagnata dall'attestato di libera esportazione.


Si rende noto che il Fall. DWC 3.0 S.p.a. ha ricevuto un’offerta irrevocabile di acquisto dell’opera d’arte di proprietà della procedura “Allegoria della Speranza” di Paolo Caliari, detto il Veronese, per un prezzo di € 39.682,00 al netto delle commissioni in favore della casa d’aste Capitolium Art S.r.l.

Si invitano gli eventuali soggetti interessati a formulare offerte irrevocabili d’acquisto migliorative rispetto a quella già a mani del Curatore.
Le offerte irrevocabili di acquisto dovranno essere presentate a Capitolium Art S.r.l. secondo le modalità di seguito indicate: tramite PEC, capitoliumart@pec.it, ove verranno presentate le offerte alle quali si dovranno aggiungere i diritti d’asta del 26%.

In caso di mancanza di offerte migliorative si procederà all’aggiudicazione a favore dell’unica offerta pervenuta.

In ipotesi di presentazione di offerte migliorative verrà effettuata una gara tra tutti gli offerenti, fissata già da ora per il giorno 22 luglio 2021 presso Capitolium Art S.r.l.



Figlio di uno scalpellino e lapicida, che incideva le iscrizioni nel marmo, tale Gabriele di Pietro (“spezapietra”), Paolo Caliari inizia la sua formazione a Verona nel 1541 presso la bottega di Antonio Badile, forse anche di Giovanni Francesco Caroto; successivamente, trasferitosi a Venezia, diviene noto con il soprannome di “Veronese”.
L’artista viene fortemente influenzato dal rapporto con l’architetto e mentore Michele Sanmicheli, che lo inizia alle novità di gusto manierista in ambito toscano e romano introdotte nell’Italia settentrionale da Giulio Romano, attivo a Mantova presso i Gonzaga ed il Parmigianino, interpretate personalmente dal giovane pittore ormai prive dell’apparato intellettuale, arricchite a livello cromatico.
La fiducia del suo mentore gli permette di ottenere il primo importante incarico presso la decorazione della villa sanmicheliana Soranzo a Treville di Castelfranco veneto (Treviso, 1551), commissione che lo introduce nella cerchia del patriziato veneto; conseguentemente nel 1560 gli viene affidata la decorazione di Villa Barbaro, di costruzione palladiana a Maser, nel trevigiano, ottenendo risultati talmente stupefacenti da essere considerato tra i suoi capolavori.
La prima commissione veneziana lo vede impegnato dal 1553 al 1555 nella decorazione dei soffitti delle sale del Consiglio dei Dieci di Palazzo Ducale, dove realizza un complesso programma iconografico che si avvale di scene tratte da cicli mitologici.
Lo stile di Veronese è assolutamente nuovo per la città lagunare, fondato su composizioni in cui le torsioni manieristiche delle figure sono esaltate luministicamente e cromaticamente utilizzando una palette di colori vividi e cangianti dagli effetti drammatici e raffinati al contempo; nel tempo matura il suo specifico linguaggio illusionistico, che si avvale di tagli prospettici audaci, dai caratteristici toni brillanti circonfusi di luce ed ombre dai colori iridescenti.
L’artista diviene l’erede artistico del Tiziano presso le committenze aristocratiche veneziane, che ne apprezzano le qualità ritrattistiche in virtù dell’attenta individuazione dello status sociale, attraverso una minuziosa resa dell’abbigliamento, le pettinature, gli accessori, in particolare i gioielli dipinti con un gusto per i dettagli degni dei più valenti orefici.
Predilette come soggetto delle sue ampie composizioni sono le “Cene”: tra le più note, “La Cena a Casa di Simone”, conservata nella Galleria Sabauda di Torino, “La Cena in Emmaus” del Louvre a Parigi, “La Cena a Casa Levi”, presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia, in cui narra episodi religiosi rappresentando scene tratte dalla vita mondana veneziana, ambientate in vaste scene all’aperto cariche di personaggi dai tratti fisiognomici riconoscibili insieme a figure pittoresche di nani e buffoni, realizzando un’iconografia tra il sacro ed il profano che gli causa addirittura un processo intentatogli dalla Santa Inquisizione di Venezia.
Nelle opere dell’ultimo decennio di attività, per aderire ai dettami del Concilio di Trento (1545-1563), rispondere al clima mutato in seguito alle devastazioni compiute dalla peste veneziana del 1576 e dall’incombere del processo di decadenza di Venezia dovuto alle volontà espansionistiche dell’impero turco, l’ artista abbandona progressivamente i grandi impianti iconografici per dedicarsi a scene in cui maggiore è l’attenzione all’introspezione psicologica, resa utilizzando una tavolozza dai colori più tenui e delicati.

L’opera, dipinta con il consueto virtuosismo pittorico, è stilisticamente confrontabile, come confermato verbalmente da Terisio Pignatti e Filippo Pedrocco, autori di diverse monografie specialistiche sull’artista, con le ultime realizzazioni di Veronese, riferimento che trova conferma ulteriore nell’expertise di Emilio Negro.
Come dall’osservazione di quest’ultimo all’interno della sua expertise, in quest’opera ascrivibile alla tarda maturità, il Veronese attenua i contrasti cromatici, rende il disegno più sfumato e le fisionomie più delicate, rivolgendo la sua attenzione su tematiche più introspettive e spirituali.
La posa e la gestualità della figura, la raffinatezza della resa dei dettagli preziosi dell’abbigliamento, in particolare dei gioielli, gli effetti di luce perlacea così come il trattamento delle vesti con particolari di sofisticata ed evocativa trasparenza del vestito indicano l’opera ascrivibile alla mano dell’artista.
L’opera raffigura un’Allegoria della Speranza, una delle tre Virtù Teologali, insieme alla Fede e la Carità, caratterizzata dalla grande àncora sulla sinistra, di cui è l’attributo iconografico preminente.
L’àncora, nella sua particolare forma è rievocazione della croce, insieme all’inevitabile rimando alla potenza navale e mercantile della Repubblica marinara di Venezia, perfetta sintesi di sacro e profano.
La giovane donna ha lo sguardo estaticamente rivolto verso il Cielo, da dove attende la Salvezza Eterna, le mani con i palmi rivolti verso lo spettatore in atteggiamento di devozione; lo sfondo presenta uno scorcio paesaggistico d’ispirazione tizianesca, una colonna decorata a racemi a spirale di foglie d’edera, simbolo di fedeltà.
Il tema religioso non limita altresì viene esaltato dalla grazia e l’eleganza della giovane donna che simboleggia la Speranza, dall’iconica bellezza veneziana secondo i canoni estetici prediletti all’epoca, l’incarnato chiarissimo, i capelli dal caratteristico biondo ramato veneziano, la veste sofisticata resa con un trattamento delle diverse materie tessili dalla sottile sensualità pressoché tattile, dai colori simbolici come l’azzurro (che rimanda al manto della Vergine), il giallo oro dell’ampio panneggio (simbolo della Luce della rivelazione divina), il vezzo di perle al collo, ai lobi e sull’acconciatura (simbolo di Gesù Cristo e del regno dei Cieli, la cui ricerca “ é simile ad un mercante che va in cerca di perle, trova una perla di grande valore, vende tutti i suoi averi e la compra”), la spilla sul corsetto in oro e rubino, simbolo cristologico della Passione.
Il quadro rientra nella produzione dell’artista destinato ad una committenza privata; presenta le caratteristiche delle opere della tarda maturità del Veronese, vedasi l’accostamento con la “Visione di S. Elena” dei Musei Vaticani di Roma del 1580 circa, il ciclo pittorico della demolita chiesa veneziana di S. Nicolò della Lattuga del 1582 circa e con la serie dei teleri per il Duca di Buckingham dipinti tra 1580 e 1588, suddivisa tra la National Gallery of Art di Washington (“Rebecca al pozzo”), la Národní Galerie di Praga (“Adorazione dei pastori” e “La lavanda dei piedi”) e il Kunsthistorisches Museum di Vienna (dove sono conservate le restanti sette tele).

Base d'asta

Euro 0,00

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Lotto N: 0026

SEBASTIAN VRANCX (1573 - 1647)

Il mendicante cieco.

72 x 44 cm

**Opera proveniente da fallimento di società.
Provenienza: Collezione privata.
Bibliografia di riferimento: John Smith, A catalogue raisonné of the works of the most eminent Dutch, Flemish and French painters, Londra, Smith & Son, 1829-1842
Cornelis Hofstede de Groot, A catalogue raisonné of the works of the most eminent Dutch painters of the seventeenth century, based on the work of John Smith, Londra, Macmillan, 1908-27
Francine-Claire Legrand, Les Peintres Flamands de Genre au XVII siècle, Brussels 1963, pp. 198-201, n.75-79, n.82
Friderich Winkler, Der unbekannte Sebastiaen Vranckx, in “Pantheon”, settembre- ottobre 1964, XXII, pp. 322-344
Hans Vlieghe, Flemish Art and Architecture 1585-1700, (The Pelican History of Art), Cambridge 1998, pp. 326-327, pp 371-372, pp.378-379.
L’opera é corredata dall’expertise di Justus Müller Hofstede, 20 gennaio 2000.

L’expertise di Justus Müller Hofstede ha confermato l’attribuzione della tavola a Sebastiaen Vranckx.
Nella rappresentazione di un borgo con i contadini in festa, l’artista olandese riporta le inevitabili degenerazioni goliardiche finanche violente di un banchetto, che avvengono ironicamente alla presenza di un mendicante cieco.
Dipinto dall’evidente intento caricaturale e sarcastico, presenta una notevole abbondanza di particolari, sia nell’abbigliamento dei personaggi, sia negli attrezzi da lavoro e nella descrizione degli edifici, da costituire un interessante documento della vita fiamminga del XVII secolo, rimandando inoltre ai paesaggi animati di Jan Bruegel il Vecchio.
Müller Hofstede ha collocato l’opera nella fase della tarda maturità di Vranckx (1640-1645 circa) ed ha evidenziato come tutte le figure siano dipinte dal vero, al contempo libere e capaci di notevole invenzione immaginativa, delineate con una pennellata di eccellente qualità.

Base d'asta

Euro 6.000,00

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Lotto N: 0027

PIETRO PAOLO RUBENS (1577 - 1640)

Baccanale (o festino degli Dei sulle sponde del mare).

34.7 x 16.8 cm

**Opera proveniente da fallimento di società.
Al verso reca la scritta: “P.P. Rubens n. 120” (che deriva da un’antica collezione)
Seconda metà degli anni Venti del XVII Secolo
Provenienza: Collezione d’arte privata.
L’opera è accompagnata dall’expertise di Justus Müller Hofstede del 20 febbraio 2009.
L'opera è accompagnata dall'attestato di libera esportazione.

Justus Müller Hofstede nel 2009, confermando l’antica attribuzione, riscontra come la tematica e l’impianto scenografico siano riscontrabili in altre opere grafiche appartenenti alla produzione di Rubens, quali “Diana e le sue Ninfe al Bagno” (Londra, Courtauld Institute, Coll. Count Seilern, in J.S. Held, “Rubens Selected Drawings, London 1959, vol.I, cat. n° 50, vol. II, tav. 52) e “La storia della vestale Tuccia” (Parigi, Louvre, Cabinet des Dessins, in J.S. Held, “Rubens Selected Drawings, London 1959, vol.I, cat. n° 64, vol. II, tav. 78).









Base d'asta

Euro 9.000,00

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Lotto N: 0028

JEAN-MARC NATTIER (1685 - 1776)

Coppia di dipinti raffiguranti Venere e Cupido; Diana alla sorgente.

55.5 x 37.5 cm

**Opera proveniente da fallimento di società.
Fine del 1710, inizi del 1720
Al verso: sigillo di ceralacca della collezione Thyssen-Bornemisza
Provenienza: Collezione Thyssen-Bornemisza
L’opera è corredata dall’expertise di Renaud Temperini del 22 giugno 2009.

Venduto a

Euro 6.000,00

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Lotto N: 0029

JEAN BAPTISTE SIMEON CHARDIN (1699 - 1779)

Natura morta.

40.4 x 32.2 cm

**Opera proveniente da fallimento di società.
Firmato e datato sul bordo del pianale: “J. Chardin 1744”
Provenienza: Collezione d’arte privata.
L’opera è corredata dalle analisi diagnostiche eseguite da Jens Klocke, Hildesheim, 6 agosto 2004.
L’opera è accompagnata dall’expertise di Renaud Temperini, 16 giugno 2009.
L‘opera é accompagnata dall' attestato di libera esportazione.

L’opera è firmata e datata 1744: firma e data sono dipinti come incisi sul bordo ligneo della tavola che sorregge gli elementi compositivi della natura morta ivi raffigurata, comprendente un trancio di paté in crosta, un limone, un calice di vino rosso, un coperchio di un utensile da cucina, due piccoli funghi champignons de Paris.
L’autenticità è avvalorata da un’accurata analisi scientifica, condotta nel 2004 a Hildesheim, dal restauratore Jens Klocke, mediante indagini di tipo ottico (fluorescenza UV, riflettografia IR, macrofotografia) e analisi stratigrafiche e dall’expertise del Prof. Renaud Temperini, che ha valutato la tela dal vivo nel 2009.
Tali analisi hanno permesso di appurare che il bicchiere di vetro rappresentato nel dipinto è identico a quello che ricorre in diverse nature morte di Chardin, tra cui uno dei capolavori della produzione tarda dell’artista, Le bocal d’olives, (1760, Paris, Musée du Louvre), mentre il coperchio in metallo trova corrispondenza nel contenitore di cristallo riempito d’acqua per raffreddare detto rafraichissoir presente nella natura morta intitolata Peches et raisins, raffigurante pesche, uva ed un rafraichissoir (1759, Rennes, Musée des Beaux-Arts).
Il 1744 è l’anno in cui Chardin sposa, in seconde nozze, Marguerite Pouget che lo introduce all’interno della classe borghese; inoltre diviene il protetto del marchese de Marigny, Directeur des Batiments e fratello della marchesa de Pompadour, favorita del Re Luigi XV: per l’artista inizia il periodo del culmine della sua fama, che lo consacra a pittore della “vita silenziosa” degli oggetti più familiari e di coloro che li utilizzano nella quotidianità.
In questa natura morta emerge infatti la poetica matura di Chardin: i singoli oggetti, in virtù del modo in cui sono composti, l’uno in relazione all’altro, dai trapassi tonali sommessi delle cromie giocati sui toni degli ocra e dei marroni, ravvivati dal giallo del limone e dal rosso rubino del calice di vino, così come dalla loro immobilità, acquistano una “non-transitorietà”, un senso di eternità astratta, che conferma la validità del superamento da parte della critica moderna dell’antica divisione della pittura in generi “maggiori” e “minori”.
Gli oggetti della vita quotidiana acquistano in questa tela, secondo un procedimento che Marcel Proust trasporrà nei suoi scritti, un aspetto di novità e di eccezionale presenza.
Chardin riflette sul senso più profondo della realtà come assunto autonomo di bellezza e poesia; di eccezionale qualità è il rapporto tra i riflessi baluginanti sul bicchiere di vino e sul coperchio e le ombre dal senso quasi misterioso ed arcano che avvolgono lo sfondo.

Base d'asta

Euro 60.000,00

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Lotto N: 0030

PIERRE ANTOINE BAUDOIN (1723 - 1769)

La sposa indiscreta.

45.5 x 55 cm

**Opera proveniente da fallimento di società.
Firmato in basso a destra: «P.A. BAUDOUIN»
In cornice francese coeva con cimasa decorata.
Provenienza: Collezione d’arte privata francese.
L’opera é accompagnata dall’expertise di Renaud Temperini, 15 giugno 2009.
Bibliografia di confronto: Emmanuel Bocher, Pierre Antoine Baudouin. Le catalogue raisonné, Paris 1875, 21.IV.
L'opera è accompagnata dall'attestato di libera esportazione.

Base d'asta

Euro 4.200,00

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Lotto N: 0031

JEAN HONORE' FRAGONARD (1732 - 1806)

La lettura.

46 x 55.5 cm

**Opera proveniente da fallimento di società.
Firmato sul libro: “ HFragonard”
1767 circa
Provenienza: Collezione d’arte privata francese.
L'opera è accompagnata dalla scheda a cura di Renaud Temperini (Parigi, 15 giugno 2009).
Secondo informazioni della proprietà il dipinto era accompagnato dagli expertise di Hermann Voss (Monaco, 2 giugno 1946; Friedrich Winkler (Berlino, 7 aprile 1947); Wilhelm von Bode (Berlino, post 1947).
L’opera è stata pubblicata e riprodotta in un libro in lingua tedesca, “Monografia su Fragonard” , Berlino [post 1947], catalogo n. 526, dipinto riprodotto alla figura n. 12.
L'opera è accompagnata dall'attestato di libera esportazione.

Dopo avere valutato l’opera dal vivo (20 aprile 2009), Renaud Temperini ne ha confermato la completa autenticità (15 giugno 2009) e ha proposto una datazione verso il 1767, per analogie stilistiche con il dipinto “Ritratto di una cantante che tiene uno spartito musicale” (Paris, Musée du Louvre) e con un’analoga tipologia di colletto bianco “alla Maria dei Medici” che Fragonard può avere osservato nell’opera di Rubens nello stesso anno.
La proposta di datazione trova conferma anche nel fatto che dagli anni '70 il Maestro francese si consacra a soggetti di tono più leggero.

Venduto a

Euro 12.000,00

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Lotto N: 0032

JEAN HONORE' FRAGONARD (1732 - 1806)

Scena mitologica o biblica ("La morte di Coreso").

45.5 x 38.5 cm

**Opera proveniente da fallimento di società.
In basso a sinistra timbro della collezione: “WGT”
Al verso scritta: “Fragonard Pére” (Fragonard padre)
Fine del 1760 - prima metà del 1770
Provenienza: Collezione d’arte privata, Collezione WGT (vedi timbro).
L’opera è accompagnata dall’expertise di Renaud Temperini del 15 giugno 2009.
L’iscrizione al verso “Fragonard Pére” ha la funzione di distinguere l’opera dalla produzione del figlio di Fragonard, Alexandre-Évariste.
L'opera è accompagnata dall'attestato di libera esportazione.






Venduto a

Euro 4.500,00

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Lotto N: 0033

JEAN HONORE' FRAGONARD (1732 - 1806)

Studio di teste.

28.5 x 19.8 cm

**Opera proveniente da fallimento di società.
Sigillo al recto, in basso a destra: “A” (dalla Collezione Alexandre Ananoff: Lugt, 3365)
Provenienza: H. Walferdin; Drouot, Parigi, 12-16 aprile 1880, lotto 245 (140 FF a Lacroix)
M. Derenaucourt, Drouot, Parigi, 7 aprile 1883, lotto 37 (130 FF a Beaumont)
François Flameng, Drouot, Parigi, 26 marzo 1919, lotto 109 (1.700 FF a Meyer)
Camille Groult, Parigi
Alexandre Ananoff, suo timbro sul disegno (Lugt, ed. on-line 2010, n. 3365)
Ian Woodner, New York
Per eredità a Dian e Andrea Woodner
Christie’s, New York, Sale 7816, Old Master Drawings, New York Park Avenue, Property from the Collection of Dian Woodner and Andrea Woodner, 11 gennaio 1994, lotto 316 (5,175 USD)
Pierre Pfeiffer, Londra
Collezione d’arte privata.
Esposizioni: Monaco di Baviera, Bernheimer, The Pfeiffer Collection of Old Master Drawings, 1990, pp. 66-67.
Pubblicazioni: Baron R. de Portalis, Fragonard, sa vie et son oeuvre, Paris 1889, p. 300 (catalogato tra i “principali disegni di Fragonard”)
A. Ananoff, L’Oeuvre dessiné de Jean-Honoré Fragonard (1732-1806): catalogue raisonné, Paris 1961-1970, 4 vol., vol. 1, n. 149, p. 86, figura 65, n. 149 (catalogato e illustrato)
J.P. Cuzin, Fragonard. Musée du Louvre. Cabinet des dessins, Paris 2003, catalogo n. 13, p. 71 (disegno citato)
Scheda sul sito del Museo del Louvre, Cabinet des dessins, Fonds des dessins et miniatures, inv. n. 26649 recto, ultimo aggiornamento 2012 (disegno citato).
L'opera è accompagnata dall'attestato di libera esportazione.

Base d'asta

Euro 3.600,00

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Lotto N: 0034

JOSEPH VERNET (1714 - 1789)

Marina in burrasca.

80 x 56 cm

**Opera proveniente da fallimento di società.
Firmato in basso al centro: «J. Vernet»
1771-1772
L’opera é stata visionata dal vivo da Émilie Beck Saiello, che ne conferma l’autenticità e la inserirà nel catalogo ragionato di prossima pubblicazione.
L’opera è pubblicata come originale di Vernet nel catalogo di Florence Ingersoll-Smouse (1926): la studiosa ritiene che, sebbene non sia datata, è da considerarsi un pendant della Marine, port de mer , datata 1772, ed è da identificarsi con l’opera La tempête commissionata dal Barone Demidoff il 14 dicembre del 1771 (come risulta dal documento C. 254 in Lagrange, 1864).
Provenienza: Commissionato con il titolo La tempête dal Barone Demidoff il 14 dicembre 1771 al prezzo di 50 Luigi
Ereditato per discendenza da Nicolas Demidoff
Venduto in asta dallo stesso a Firenze, San Donato, 21 febbraio - 10 marzo 1870, Lotto n. 132
Acquisito in eredità dalla Contessa de Pimodan, Parigi
Venduto in asta dalla stessa a Parigi, Hotel des Ventes du Palais, Salle Maurice Reims, 9 dicembre 1999, Lotto n. 20.
Bibliografia: Léon Lagrange, Joseph Vernet et la peinture au XVIIIe siècle: avec le texte des Livres de raison et un grand nombre de documents inédits, II ed., Paris 1864, C. 254
Florence Ingersoll-Smouse, Joseph Vernet peintre de marine, 1714 - 1789: étude critique, suivie d’un catalogue raisonné de son oeuvre peint avec trois cent cinquante-sept reproductions, Paris 1926, vol. II, n. 951, pag. 23 (pendant del n. 950).
L’opera verrà pubblicata nell’aggiornamento del Catalogo ragionato di Joseph Vernet a cura di Émilie Beck Saiello.
L'opera è accompagnata dall'attestato di libera esportazione.

Nato in una famiglia di pittori, il giovane Claude Joseph Vernet viene avviato alla pratica pittorica nello studio del padre, per poi proseguire la formazione nella bottega di Philippe Sauvan, attivo ad Avignone.
Molti collezionisti notano in Vernet un talento innato per la pittura di paesaggio, conquistando il favore di importanti esponenti dell’aristocrazia francese sino ad ottenere l’intercessione del Conte di Quinson e la protezione del Marchese di Caumont per compiere un viaggio d’istruzione a Roma.
Vernet soggiorna quindi nella città capitolina per diciannove anni (1734-1753), entrando subito nell’atelier del celebre vedutista e pittore di marine Adrien Manglard (1695-1760), durante i quali riflette e si lascia influenzare da maestri quali Salvator Rosa (1615-1673), eccellente paesaggista dai caratteristici scenari notturni e dalla predilezione di una natura aspra ed illuminata da violenti effetti luministici, cosi come dalla serenità e compostezza classica di Nicolas Poussin (1594-1665).
Entrato nell’Accademia Nazionale di S. Luca nel 1743, è profondamente affascinato dalla calda luminosità della pittura di Claude Lorrain e, su consiglio del direttore, principe dell’Accademia l’architetto Girolamo Theodoli (1735, 1742, 1743, 1750), frequenta le botteghe di Giovanni Paolo Panini (1691-1765) e di Andrea Locatelli (1695-1741).
Nel periodo italiano compone una vasta serie di splendidi paesaggi raffiguranti vedute di porti, mari in tempesta, chiari di luna ed effetti di luce al tramonto; caratteristica essenziale di tali composizioni diviene per Vernet la qualità della pittura della veduta che tratta da una visione ottica di uno squarcio paesaggistico, vi è sublimata ed idealizzata ottenendo un effetto poetico trascendente la realtà.
Nel ventennio romano le opere di Vernet si diffondono tra i collezionisti più facoltosi, sino a riscontrare l’apprezzamento del marchese de Marigny, fratello della la marchesa de Pompadour, maitresse-en-titre del Re Luigi XV, che invita il Maestro a rientrare in patria ed eseguire per lui una serie di ventiquattro vedute dei più importanti porti francesi (1753- 1762), di cui ne verranno completate solo quindici; conservate oggi al Louvre ed al Museo nazionale della Marina di Parigi, queste opere esaltano la potenza e la maestosità della marina militare francese sotto una luce classica che idealizza il potere della monarchia. Divenuto membro, a Parigi, dell’Accademia Reale di Pittura (1745), il Maestro vi espone fino alla sua scomparsa avvenuta nel 1789, all’alba della Rivoluzione.

Composta durante l’età matura, questa marina intende catturare ed immortalare l’istante in cui sulla costa si abbatte un forte vento; l’opera offre allo spettatore lo scenario di un paesaggio reale, che però viene reso secondo la personale sensibilità del suo artefice.
L’artista dipinge così una veduta pittoresca attraverso l’idealizzazione del paesaggio stesso, ove fattori naturali desunti dalla realtà si fondono in maniera impercettibile con capricci architettonici.
La commistione del dato reale con quello immaginario, nonché l’inserimento di elementi di architettura d’invenzione come il torrione e le arcate a destra della composizione, rivelano l’attento studio e la profonda conoscenza della pittura neoclassica italiana, in particolare dei vedutisti operanti a Roma, come Giovanni Paolo Panini e Giovanni Battista Piranesi.
Ne deriva quindi un’opera dal forte impatto emotivo, dove la rievocazione di un tempo arcaico e leggendario viene resa attuale dall’istantaneità dei fenomeni naturali che si stanno abbattendo sul litorale marino.
Il celebre philosophe illuminista Denis Diderot, grande ammiratore di Vernet, commissionando due quadri nel 1768 e nel 1769; in una lettera all’artista gli scrive: « Il ne faut rien commander à un artiste, et quand on veut avoir un beau tableau de sa façon, il faut lui dire : faites-moi un tableau et choisissez le sujet qui vous conviendra. »
































Venduto a

Euro 42.000,00

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Lotto N: 0037

ARTISTA FIAMMINGO DEL XVII SECOLO

Paesaggio con pastori e mucche.

27.3 x 22 cm

Base d'asta

Euro 1.500,00

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Lotto N: 0038

ARTISTA FIAMMINGO DEL XVII SECOLO

Paesaggio con case e viandanti.

57.5 x 37.5 cm

Base d'asta

Euro 3.000,00

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Lotto N: 0039

ARTISTA NORDEUROPEO DEL XVII SECOLO

Paesaggio con viandanti e rovine.

35 x 29.5 cm

Base d'asta

Euro 750,00

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Lotto N: 0040

ARTISTA ROMANO DEL XVII SECOLO

Coppia di dipinti raffiguranti scene pastorali.

85 x 113.5 cm

Base d'asta

Euro 4.000,00

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Lotto N: 0041

ARTISTA ROMANO DEL XVII SECOLO

Coppia di dipinti raffiguranti contadini con il loro gregge.

61 x 50 cm

Base d'asta

Euro 2.000,00

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Lotto N: 0042

ARTISTA FIAMMINGO DEL XVII SECOLO

Interno di osteria.

24 x 31 cm

Base d'asta

Euro 1.500,00

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Lotto N: 0043

ARTISTA ROMANO DEL XVII SECOLO

Ritratto di gentiluomo.

37 x 47 cm

In alto a sinistra riporta la data: " V MLVIII".

Base d'asta

Euro 3.000,00

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Lotto N: 0044

ARTISTA ROMANO DEL XVII SECOLO

Ritratto di gentildonna.

60 x 73 cm

Base d'asta

Euro 2.500,00

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Lotto N: 0045

ARTISTA ROMANO DEL XVII SECOLO

Ritratto di gentildonna.

61 x 75 cm

Base d'asta

Euro 2.500,00

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Lotto N: 0046

ARTISTA LOMBARDO DEL XVII SECOLO

Natura morta con cesta, pesci, frutta e ortaggi.

66.5 x 54.5 cm

Venduto a

Euro 2.600,00

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Lotto N: 0047

GASPARE LOPEZ (1650 - 1732)

Natura morta con ghirlanda di fiori.

99.5 x 73.5 cm

Base d'asta

Euro 4.000,00

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Lotto N: 0048

ARTISTA VENETO DEL XVII SECOLO

Il satiro e il contadino.

73.5 x 57.5 cm

Base d'asta

Euro 4.000,00

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Lotto N: 0049

ARTISTA VENETO - CRETESE DEL XVII SECOLO

Madonna con bambino.

23.5 x 30.5 cm

Difetti.

Venduto a

Euro 850,00

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Lotto N: 0050

ARTISTA TOSCANO DEL XVII SECOLO

Conversione di Maria Maddalena.

72.5 x 88 cm

Base d'asta

Euro 5.000,00

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Lotto N: 0053

ARTISTA TOSCANO DEL XVII SECOLO

Coppia di dipinti raffiguranti San Raffaele Arcangelo.

58 x 76 cm

Base d'asta

Euro 6.000,00

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Lotto N: 0054

ARTISTA TOSCANO DEL XVII SECOLO

San Michele Arcangelo.

95 x 116 cm

Base d'asta

Euro 2.000,00

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Lotto N: 0055

ARTISTA EMILIANO DEL XVII SECOLO

Crocifissione di Gesù.

97 x 112.5 cm

Base d'asta

Euro 800,00

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Prima tornata 1-86 15/06/21

11:00

Seconda tornata 87-174 15/06/21

15:00

Terza tornata 175-262 16/06/21

11:00

Quarta tornata 263-345 16/06/21

15:00

Esposizione

11 - 14 GIUGNO
10-13; 15.30-18.30 (SABATO E DOMENICA INCLUSI).

Artista

ANTONIO CAVALLUCCI (1751 - 1798) ANTONIO DIZIANI (1737 - 1797) ANTONIO PANDIANI (1838 - 1928) ARGENTIERE ANGELO SPINAZZI (1693 - 1767) ARGENTIERE DEL XVIII SECOLO ARGENTIERE INGLESE DEL XVIII SECOLO ARGENTIERE ITALIANO DEL XX SECOLO ARGENTIERE STEFANO FEDELI (1794 - 1870) ARGENTIERE TORINESE DEL XIX SECOLO ARGENTIERE VENEZIANO DEL XVII SECOLO ARTISTA BERGAMASCO DEL XVIII SECOLO ARTISTA CARAVAGGESCO DEL XVII SECOLO ARTISTA CENTROITALIANO DEL XVIII SECOLO ARTISTA DEL XVI SECOLO ARTISTA DEL XVII SECOLO ARTISTA DEL XVIII SECOLO ARTISTA DEL XVIII-XIX SECOLO ARTISTA DEL XVI-XVII SECOLO ARTISTA DELLA FINE DEL XVIII SECOLO ARTISTA DELL'ITALIA SETTENTRIONALE DEL XVIII SECOLO ARTISTA EMILIANO DEL XVI SECOLO ARTISTA EMILIANO DEL XVII SECOLO ARTISTA EMILIANO DEL XVIII SECOLO ARTISTA FIAMMINGO DEL XVII SECOLO ARTISTA FRANCESE DEL XVIII SECOLO ARTISTA FRANCESE DEL XVIII-XIX SECOLO ARTISTA ITALIANO DEL XVI SECOLO ARTISTA ITALIANO DEL XVIII SECOLO ARTISTA LOMBARDO DEL XVII SECOLO ARTISTA LOMBARDO DEL XVIII SECOLO ARTISTA LOMBARDO DEL XVII-XVIII SECOLO ARTISTA NAPOLETANO DEL XIX SECOLO ARTISTA NAPOLETANO DEL XVII SECOLO ARTISTA NAPOLETANO DEL XVIII SECOLO ARTISTA NEOCLASSICO ARTISTA NORDEUROPEO DEL XVII SECOLO ARTISTA OLANDESE DEL XIX SEC. ARTISTA PIEMONTESE DEL XVIII SECOLO ARTISTA ROMANO DEL XVII SECOLO ARTISTA SPAGNOLO DEL XVII SECOLO ARTISTA STRANIERO OPERANTE A ROMA NEL XVII SECOLO ARTISTA TOSCANO DEL XVI SECOLO ARTISTA TOSCANO DEL XVII SECOLO ARTISTA VENETO - CRETESE DEL XVII SECOLO ARTISTA VENETO CRETESE DEL XVI SECOLO ARTISTA VENETO DEL XVI SECOLO ARTISTA VENETO DEL XVII SECOLO ARTISTA VENETO DEL XVIII SECOLO ARTISTA VENEZIANO DEL XVIII SECOLO BARTOLOMEO GUIDOBONO, DETTO IL PRETE DI SAVONA (1654 - 1709) BRONZISTA VENETO DEL XVI SECOLO CARLO FRANCESCO NUVOLONE (1608 - 1661) CESARE GENNARI (1637 - 1688) DIONISIO CALVAERT (1540 - 1619) FAUSTINO BOCCHI (1659 - 1742) FRANCESCO SOLIMENA (1657 - 1747) GAETANO GANDOLFI (1734 - 1802) GASPARE LOPEZ (1650 - 1732) GIOVANNI BATTISTA PIAZZETTA (1682 - 1754) GIOVANNI GIACOMO SEMENTI (1583 - 1640) JACOPO AMIGONI (1682 - 1752) JEAN BAPTISTE SIMEON CHARDIN (1699 - 1779) JEAN BAPTISTE WEENIX (1621 - 1665) JEAN HONORE' FRAGONARD (1732 - 1806) JEAN-MARC NATTIER (1685 - 1776) JOSEPH VERNET (1714 - 1789) MANIFATTURA DEL XIV SECOLO MANIFATTURA DEL XVII SECOLO MANIFATTURA DEL XVIII SECOLO MANIFATTURA DEL XVIII-XIX SECOLO MANIFATTURA DI AUBUSSON XVIII SECOLO MANIFATTURA EMILIANA DEL XVIII SECOLO MANIFATTURA FERRARESE DEL XVIII SECOLO MANIFATTURA FIORENTINA DEL XVI SECOLO MANIFATTURA FRANCESE DEL XVIII SECOLO MANIFATTURA ITALIANA DEL XVII SECOLO MANIFATTURA ITALIANA DEL XVIII SECOLO MANIFATTURA LOMBARDA DEL XVII SECOLO MANIFATTURA LOMBARDA DEL XVIII SECOLO MANIFATTURA SICILIANA DEL XVIII SECOLO MANIFATTURA SPAGNOLA DEL XVII SECOLO MANIFATTURA TOSCANA DEL XVII SECOLO MANIFATTURA VENETA DEL XVIII SECOLO MANIFATTURA VENETA DEL XVIII-XIX SECOLO MARZIO (act.c. 1670) MASTURZO MAURO GANDOLFI (1764 - 1834) PAOLO, DETTO IL VERONESE CALIARI (1528 - 1588) PHILIP JAMES DE LOUTHERBOURG (1740 - 1812) PHILIPP PETER ROOS DETTO ROSA DA TIVOLI (1657 - 1706) PIER FRANCESCO MORAZZONE (1573 - 1626) PIERRE ANTOINE BAUDOIN (1723 - 1769) PIETRO MULIER DETTO CAVALIER TEMPESTA (1637 - 1701) PIETRO PAOLO RUBENS (1577 - 1640) PITTORE BAMBOCCIANTE DEL XVII SECOLO PLASTICATORE ITALIANO DEL XVIII SECOLO SCULTORE ABRUZZESE DEL XV SECOLO SCULTORE DEL XV SECOLO SCULTORE DEL XVII SECOLO SCULTORE DEL XVIII SECOLO SCULTORE NAPOLETANO DEL XVIII SECOLO SCUOLA ITALIANA DEL XVII-XVIII SECOLO SCUOLA LOMBARDA DEL XVIII SECOLO SCUOLA VENETA DEL XVIII SECOLO SCUOLA VENETO CRETESE DEL XVII SECOLO SEBASTIAN VRANCX (1573 - 1647) SIMONE PIGNONI (1611 - 1698) UBALDO GANDOLFI (1728 - 1781) VINCENZO CINQUE (1852 - 1929)