ASTA 326 - ARTE ANTICA E DEL XIX SECOLO

Lotto N: 0228

MANIFATTURA DEL XVIII SECOLO

Putto portacero in legno intagliato, dipinto e parzialmente dorato.

25 x 75 x 24 cm

Base dipinta a finto marmo.

Base d'asta

Euro 450,00

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Venduto a

Euro 180,00

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Lotto N: 0230

MANIFATTURA DEL XVII SECOLO

Blasone in pietra scolpita con stemma ecclesiastico.

48 x 63 x 9 cm

Base d'asta

Euro 2.000,00

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Lotto N: 0231

MANIFATTURA ITALIANA DEL XVII SECOLO

Coppia di elementi decorativi in noce scolpito in forma di cariatidi.

8.5 x 79.5 x 8 cm

Base d'asta

Euro 150,00

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Lotto N: 0232

ARTISTA DEL XVIII SECOLO

Cavallo in legno policromo.

17 x 48 x 53 cm

Base d'asta

Euro 2.500,00

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Lotto N: 0233

SCULTORE DEL XV SECOLO

Testa di Cristo in legno scolpito

16 x 24 x 6 cm

Tracce di policromia.

Venduto a

Euro 2.300,00

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Lotto N: 0234

MANIFATTURA DEL XIV SECOLO

Frammento scultoreo in pietra con decori fitomorfi e figure di animali.

27 x 48.5 x 18 cm

Venduto a

Euro 270,00

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Lotto N: 0235

ANTONIO PANDIANI (1838 - 1928)

Tre sculture in bronzo dorato raffiguranti il giovane Vittorio Emanuele III, Umberto I, Margherita di Savoia.

11 x 29 x 11 cm

Firmati alla base. Base in marmo.

Venduto a

Euro 700,00

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Lotto N: 0236

SCULTORE NAPOLETANO DEL XVIII SECOLO

Scultura in legno policromo raffigurante Ecce Homo.

32 x 54 x 27 cm

Mancanze nella policromia. Tracce di firma e data alla base, forse identificabili con Giuseppe Sarno, scultore attivo nel Regno di Napoli a partire dalla metà del XVIII secolo circa.

Base d'asta

Euro 3.500,00

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Lotto N: 0237

SCULTORE DEL XVII SECOLO

Angelo in legno intagliato con tracce di policromia.

22 x 81.5 x 16 cm

Difetti e mancanze.

Venduto a

Euro 650,00

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Lotto N: 0238

PLASTICATORE ITALIANO DEL XVIII SECOLO

Testa virile in terracotta policroma e vetro.

6 x 10 x 5 cm

Italia meridionale, probabilmente Napoli.

Base d'asta

Euro 200,00

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Lotto N: 0239

SCULTORE ABRUZZESE DEL XV SECOLO

Santo vescovo in legno policromo.

50 x 143 x 40 cm

Probabilmente raffigurante S. Nicola e in origine dotata di pastorale, questa scultura lignea di santo vescovo assiso si inserisce nel contesto della statuaria lignea dell'Italia centrale, con specifici riferimenti all'area abruzzese, feconda da tutto il Medioevo di maestri di quest'arte, come il Maestro della Santa Caterina Gualino (XIII-XIV secolo). Questa scultura, forse concepita come parte di un complesso più ampio comprendente almeno un'altra figura di santo e una Madonna in Maestà, trova riscontro, sul piano formale, con altre opere databili tra la fine del XIV secolo e la prima metà del XV, con un possibile confronto con un "Sant'Eutizio vescovo" conservato al Museo Nazionale d'Abruzzo a L'Aquila (M. Moretti, "Museo Nazionale d’Abruzzo nel castello cinquecentesco dell’Aquila", L’Aquila 1968, p. 40), in cui tanto i tratti del volto e degli occhi quanto la realizzazione del panneggio, oltre che la struttura generale, rimandano al nostro esemplare. Altri confronti sono possibili con una "Madonna del Parto", sempre al Museo Nazionale d'Abruzzo (inv. n. 220) e con una "Madonna in trono" di impianto classicista pubblicata in Centro Studi Piero della Francesca, "Sculture antiche dal II secolo a. C. al XV", catalogo della mostra (Milano, Abbazia di S. Maria di Chiaravalle, 15 giugno - 15 luglio 1969), Milano 1969, n. XII e recentemente passata sul mercato italiano.

Bibliografia di riferimento: M. Moretti, "Museo Nazionale d’Abruzzo nel castello cinquecentesco dell’Aquila", L’Aquila 1968, pp. 40 e 121;
Centro Studi Piero della Francesca, "Sculture antiche dal II secolo a. C. al XV", catalogo della mostra (Milano, Abbazia di S. Maria di Chiaravalle, 15 giugno - 15 luglio 1969), Milano 1969, n. XII.

Venduto a

Euro 8.200,00

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Lotto N: 0240

SCULTORE DEL XIX SECOLO

Testa virile.

26 x 32 x 30 cm

Base in marmo nero. Altezza 64 cm con base.

Base d'asta

Euro 3.000,00

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Lotto N: 0241

MANIFATTURA NAPOLETANA DEL XIX SECOLO

Educazione di Maria in legno intagliato policromo.

34 x 52 x 28 cm

Minime mancanze nella policromia.

Venduto a

Euro 800,00

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Lotto N: 0242

ALFONSO BALZICO (1825 - 1901)

Busto di gentildonna con onorificenza.

54 x 73 x 21 cm

Firmato sul retro e datato 1871.

Originario di Cava dei Tirreni, Alfonso Balzico iniziò il suo percorso artistico presso l'Accedemia di Belle Arti di Napoli sotto l'egida di Tito Angelini, con successivi soggiorni a Roma, Milano e Firenze. Artista di formazione neoclassica, mutò presto il suo stile adattandolo in senso romantico e realista. Nel 1863, su iniziativa del Re d'Italia Vittorio Emanuele II, si trasferì a Torino, dove, tre anni dopo, assunse la carica di "Scultore della Casa Reale". Sue opere vennero esposte in occasione di alcune rassegne artistiche nazionali, come quella organizzata dalla Società Promotrice delle Belle Arti di Torino del 1868. Tra le sue sculture più note, la celebrata "Cleopatra", conservata alla Galleria Nazionale di Roma, il monumento equestre a Vittorio Emanuele II in piazza Giovanni Bovio a Napoli (su disegno di Emilio Franceschi) e la statua di Flavio Gioia nell'omonima piazza ad Amalfi, opera che venne premiata nel 1900 con la medaglia d'oro all'Esposizione Universale di Parigi. Questo busto di gentildonna, datato 1871 e quindi riferibile al periodo torinese dell'attività di Balzico come Scultore Reale (prima del trasferimento a Napoli e poi a Roma nel 1875), ritrae probabilmente un'aristocratica della corte sabauda, avvolta in un elegante abito decorato, il cui bordo di pizzo è reso con maestria nel marmo, così come i dettagli del corpetto e dell'onorificenza al collo.

Bibliografia di riferimento: M. Lessona, "Alfonso Balzico", Torino 1877;
G. Trezza, "Alfonso Balzico: scultore cesareo di Vittorio Emanuele II (1825-1901)", Cava dei Tirreni 1913;
A. Panzetta, "Nuovo dizionario degli scultori italiani", Torino 2003, vol. 1, pp. 68-69.

Base d'asta

Euro 1.500,00

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Lotto N: 0243

PIETRO MAGNI (1817 - 1877)

Angelica.

70 x 170 x 70 cm

Base in marmo grigio. Firmato. Restauri.

“La fiera gente inospitale e cruda/alla bestia crudel nel lito espose/la bellissima donna, cosí ignuda/come Natura prima la compose./Un velo non ha pure, in che richiuda/i bianchi gigli e le vermiglie rose,/da non cader per luglio o per dicembre,/di che son sparse le polite membre”. Così Ludovico Ariosto, nel Canto X dell’”Orlando Furioso” inizia a descrivere la scena che è possibile vedere, ritratta nel marmo, in questa eccezionale scultura di Pietro Magni: la giovane Angelica, catturata dagli abitanti dell’Isola del Pianto, è raffigurata legata allo scoglio mentre, con un movimento all’indietro sulla pietra scivolosa, cerca di ritrarsi dall’avanzare del mostro marino; tutto avviene un momento prima che la fanciulla venga finalmente salvata e liberata dall’eroico Ruggero, quasi un’istantanea del momento di massima vulnerabilità prima della liberazione finale. Un’immagine, questa, che fornì certamente all’artista il pretesto letterario per ritrarre il corpo femminile in un movimento rapido e sinuoso, ma che può anche essere vista in un’ottica più strettamente politica, con un’allusione alla situazione dell’Italia, che, negli anni intorno al 1852 (datazione della prima versione dell’”Angelica”) si trovava nel pieno della temperie risorgimentale, tra la Prima e la Seconda Guerra d’Indipendenza.
Al netto di implicazioni di carattere politico, il soggetto letterario dell’Angelica, il cui fascino romantico fu per primo colto da Jean-Auguste-Dominique Ingres nel suo dipinto “Ruggero libera Angelica” (1819), dovette comunque godere di particolare favore internazionale nel campo della scultura di quegli anni, come riscontrabile da alcuni possibili confronti coevi sullo stesso tema, come ad esempio con l’”Angélique attachée au rocher" di Andre-François-Joseph Truphême, in mostra all’Esposizione Universale di Parigi del 1855 e oggi al Museo di Grenoble, oppure con l’omonima opera di Ernest Carrier Belleuse, esposta con grande successo al Salon del 1866.
L’Angelica di Magni fu un soggetto di particolare successo, più volte replicato a partire dalla sua ideazione nel 1852 e presentato a varie Esposizioni nazionali e internazionali. Si conoscono, oltre alla presente, altre tre versioni, sempre in marmo: una è conservata al Palácio Nacional da Ajuda a Lisbona, una si trova a Farmleigh House a Dublino e l’ultima, una riduzione alta 66 cm acquistata dal barone Pasquale Revoltella e già identificata con la scultura esposta a Brera nel 1859, si trova oggi nell’omonimo Museo Civico a Trieste, insieme ad altri capolavori in marmo del medesimo artista, come il “Taglio dell’istmo di Suez” (1863) e la “Fontana della ninfa Aurisina” (1858). Non può essere esclusa inoltre anche una possibile quinta versione, ad oggi di ubicazione ignota, dal momento che le fonti dell’epoca riportano che l’”Angelica” presentata da Magni all’Esposizione di Parigi del 1855 fu in quell’occasione acquisita dalla Regina d’Olanda Sofia di Württemberg (“la bella statua d’Angelica dello scultore Pietro Magni fu comperata all’esposizione di Parigi da un ciambellano della Regina dei Paesi Bassi”, in “La Cronaca. Giornale di scienze, lettere, arti, economia, industria”, Milano 1855, p.763), mentre all’Esposizione milanese del medesimo anno, il cui catalogo illustrava proprio la versione di Parigi, G. Sacchi afferma che fu presentato un modello “in iscagliola”, di cui sembrano essersi poi perse le tracce. L’”Angelica” oggi in Irlanda, conosciuta già all’epoca con il nome di “Andromeda” (un cambiamento forse dovuto al maggiore appeal che il mito antico poteva esercitare rispetto all’opera di Ariosto sul pubblico britannico) è anche la versione di cui si conoscono più informazioni dettagliate e attesta il forte interesse dell’aristocrazia inglese e irlandese nei confronti della scultura italiana e, nello specifico, dell’opera di Pietro Magni: il proprietario, il conte Edward Cecil Guinnes, era infatti un appassionato collezionista di questo artista e, oltre all’”Angelica/Andromeda” acquisì anche la celebrata scultura del “Socrate”, probabilmente da identificarsi con la versione oggi presente ai National Botanic Gardens di Dublino. Entrambi furono acquistati originariamente per la residenza di Iveagh House, forse all’Esposizione di Londra del 1862, dal momento che non risultano simili modelli presentati da Magni all’Esposizione di Dublino nel 1865 e già nel 1872 le due sculture, dal catalogo dei prestiti per la “Dublin Exhibition of Arts, Industries and Manufactures” di quell’anno, risultano di proprietà del conte (“Official Catalogue of the Dublin Exhibition of Arts, Industries and Manufactures and Loan Museum of Works of Art, 1872”, pp.79-80, esq. n. 4-33).
Assumendo che la scultura oggi in Portogallo sia la medesima presentata e venduta all’Esposizione di Oporto del 1865 e restando ignota l’attuale ubicazione dell’”Angelica” attestata nelle collezioni reali olandesi nel 1855, si aprono varie ipotesi riguardo alla datazione del nostro esemplare: è possibile pensare che si tratti dell’opera presentata all’Esposizione Universale di Parigi del 1867 (“Exposition Universelle de 1867 à Paris : catalogue général; 1ière partie: (Groupes I à V) contenant les oeuvres d’art”, Classe 3, n°59), che sia invece identificabile con l’”Angelica; statua al vero” presentata da Pietro Magni all’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Milano del 1872 (26 agosto-7 ottobre) e citata tra le sculture esposte dall’artista insieme a un “Ritratto virile a busto; di commissione” (“Seconda Esposizione nazionale di belle arti diretta da un comitato eletto dalla regia Accademia di Brera: 1872”, Milano 1872, p. 14 n. 28), oppure che si tratti di una versione non meglio identificabile più vicina al modello originario della metà del XIX secolo, opzione verso cui farebbe propendere l’elevata qualità esecutiva.
Pietro Magni, uno dei massimi esponenti della cosiddetta “Scuola di Milano”, fu uno degli scultori principali di quel periodo risorgimentale e patriottico in cui la lezione neoclassica stava lasciando spazio all’impeto romantico, chiave di lettura più consona ai tempi, che pure Magni visse in prima persona, prendendo direttamente parte ai fatti della Repubblica Romana del 1849. Studiò all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e fu allievo di Abbondio Sangiorgio. Già vincitore del premio dell’Accademia nel 1850 con il suo “David”, nel 1855 fu invitato all’Esposizione Universale di Parigi, il primo passo verso un successo internazionale che lo vide presenziare a numerose altre Esposizioni, tra cui Milano, Parigi, Firenze, Vienna, Londra, Dublino, e Santiago del Cile. Tra le sue opere più note, oltre all’”Angelica”, al “David” e al “Monumento a Leonardo da Vinci” di Piazza della Scala a Milano, va ricordata la celebre “Leggitrice": quasi un ideale pendant dell’Angelica, due diverse chiavi per leggere la scultura italiana di ispirazione romantica del periodo, quest’opera elegante e raccolta in un moto di passioni tutte interne all’animo della fanciulla (mentre nell’Angelica esse sono esternate e visibili) ebbe fin da subito grandissimo successo, venendo replicata in più esemplari, uno dei quali è oggi conservato alla Galleria d’Arte Moderna di Milano.

Bibliografia di riferimento: “La Cronaca. Giornale di scienze, lettere, arti, economia, industria”, Milano 1855, p.763;
E. About, “Voyage à travers l'exposition des beaux-arts (peinture et sculpture)”, Parigi 1855, p. 263;
G. Sacchi, “L’Angelica, statua grande al vero di Pietro Magni” in “Esposizione di Belle Arti in Milano e Venezia, 1855. Anno XVII”, Milano 1855, pp. 46-51;
“Rivista di Firenze e Bullettino delle Arti del Disegno”, Anno II, vol. IV, Firenze 1858, p. 79;
A. Caimi, “Delle arti del disegno e degli artisti nelle province di Lombardia dal 1777 al 1862”, Milano 1862, pp. 186-187;
“Exposition Universelle de 1867 à Paris : catalogue général; 1ière partie: (Groupes I à V) contenant les oeuvres d’art”, Parigi 1867, Classe 3, n°59;
“Official Catalogue of the Dublin Exhibition of Arts, Industries and Manufactures and Loan Museum of Works of Art, 1872, Fine Arts Section, Sculpture”, Dublino 1872, n. 4-33;
“Seconda Esposizione nazionale di belle arti diretta da un comitato eletto dalla regia Accademia di Brera: 1872”, Milano 1872, p. 14 n. 28;
Yorick figlio di Yorick (alias P. C. Ferrigni), “Fra quadri e statue. Strenna in ricordo della Seconda Esposizione Nazionale di Belle Arti”, Milano 1873, pp. 30-32;
“The Art Journal”, vol. XVI, Londra 1877, p. 100;
Civico Museo Revoltella, “Galleria d’Arte Moderna. Catalogo delle Opere”, Trieste 1961, p. 34 n. 211;
A. Tamburini, “Pietro Magni scultore (1816-1877)”, tesi di laurea, Università di Milano, relatore Prof. F. Barbieri, a.a. 1984-1985, pp. 114-116;
F. Tedeschi, “La scultura della Scuola di Milano attraverso le Esposizioni Internazionali (1851-1878) e la critica”, in AA. VV. “La Città di Brera. Due Secoli di Scultura”, Milano 1995, pp. 71-84;
F. Tedeschi, “Le figure femminili nella scultura: retorica e nuovi generi” in R. Cassanelli, S. Rebora, F. Valli (a cura di), “Milano pareva deserta…1849-1859. L’invenzione della Patria”, Milano 1998, p. 50;
M. De Grassi, “Committenti di Pietro Magni a Trieste” in “Arte in Friuli. Arte a Trieste”, 20, Trieste 2000, pp. 165-166;
A. Panzetta, "Nuovo Dizionario degli scultori italiani dell'Ottocento e del primo Novecento", II, Torino 2003, pp. 560-561;
M. Heffernan, “Edward Cecil Guinness: Noblesse Oblige”, Irish Arts Review (2002-), Vol. 26, No. 3, 2009, pp. 92-95.

Base d'asta

Euro 85.000,00

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Lotto N: 0244

VINCENZO GEMITO (1852 - 1929)

Testa di acquaiolo.

8.5 x 16 x 8.5 cm

Firmato al retro.

Commissionata a Vincenzo Gemito dal già sovrano del Regno delle Due Sicilie Francesco II di Borbone, in esilio in Francia, e modellata per la prima volta nel 1881, la figura dell'Acquaiolo fu fin da subito una delle immagini più riconoscibili e apprezzate dell'artista napoletano, caratterizzata da quel forte realismo, soprattutto nei tratti del volto, che è elemento centrale dell'arte di Gemito e che deriva dalla riproposizione in scultura di fisionomie e figure umane tratte dalla realtà quotidiana.
Un'opera confrontabile, sempre in cera rossa, è conservata nella sala XXII della Galleria d'Arte Moderna di Milano, insieme a una "Testina di donna caprese (Rosa)" e a una "Testina di prete", databili agli anni 1881-1882.

Base d'asta

Euro 2.500,00

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Lotto N: 0245

SILVIO MONFRINI (1894 - 1969)

Madre e figlio.

31 x 55 cm

Firmato al retro. Timbro della Fonderia Artistica G. Curti Milano.

Nato a Milano nel 1894, Silvio Monfrini operò principalmente nel capoluogo lombardo e nelle città limitrofe, tra cui Monza. Allievo di Ernesto Bazzaro, tra le sue opere principali si ricordano il monumento a Francesco Baracca (1931), situato nell'omonima piazza a Milano e una scultura nel settore Acattolico del Cimitero Monumentale di Milano, oltre che in quello di Monza, dove si trova un'altra versione di questo bronzo.

Bibliografia di riferimento: A. Panzetta, "Nuovo dizionario degli scultori italiani", Torino 2003, vol. 2, p. 585.

Venduto a

Euro 700,00

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Lotto N: 0246

DONATO BARCAGLIA (1849 - 1930)

Atleta.

17 x 40 x 19 cm

Firmato alla base.

Nato a Pavia nel 1849 e formatosi presso l'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, Donato Barcaglia fu allievo dello scultore Abbondio Sangiorgio, raggiungendo già giovanissimo, a diciassette anni, il successo per la sua scultura "Il vendemmiatore", acquisita nel 1866 dalla Società di Belle Arti di Milano, per poi ottenere numerosi riconoscimenti a esposizioni internazionali, tra cui Vienna (1873), Firenze (1875) e Philadelphia (1876). Una versione della sua scultura dell'"Atleta" fu invece premiata all'Esposizione di San Pietroburgo del 1902 con la medaglia d'oro, mentre un esemplare in marmo è conservato presso la Collezione della Fondazione Cariplo.

Bibliografia di riferimento: V.Vincenzo, "Gli scultori italiani dal Neoclassicismo al Liberty", Lodi 1994, p. 71.
A. Panzetta, "Nuovo dizionario degli scultori italiani", Torino 2003, vol. 1, p. 72.

Venduto a

Euro 1.500,00

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Lotto N: 0247

DONATO BARCAGLIA (1849 - 1930)

Eva.

18 x 52.5 x 18 cm

Firmato alla base. Timbro della Fonderia Battaglia Milano.

Venduto a

Euro 700,00

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Lotto N: 0248

BRONZISTA FRANCESE DEL XIX-XX SECOLO

Scultura in bronzo raffigurante la musa Tersicore.

27 x 75 x 17 cm

Firmato alla base "Moreau", probabilmente Hippolyte-François Moreau (1832-1927). Base in marmo.

Base d'asta

Euro 700,00

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Lotto N: 0249

MANIFATTURA DEL XIX-XX SECOLO

Leone in terracotta policroma.

30 x 87 x 70 cm

Venduto a

Euro 1.200,00

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