ASTA 326 - ARTE ANTICA E DEL XIX SECOLO

Lotto N: 0212

HUBERT VON HERKOMER (1849 - 1914)

Ritratto di giovani.

45.5 x 46.5 cm

Monogrammato e datato 77 in basso a sinistra.

Venduto a

Euro 800,00

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Lotto N: 0213

MANIFATTURA DEL XVIII SECOLO

Campana in bronzo.

23 x 36 cm

Base d'asta

Euro 300,00

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Lotto N: 0214

MANIFATTURA DEL XVIII SECOLO

Campana in bronzo con scena della conversione di Sant'Eustachio.

23 x 30 cm

Base d'asta

Euro 300,00

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Lotto N: 0215

VINCENZO CINQUE (1852 - 1929)

Giovane satiro seduto.

28 x 51 x 28 cm

Firmato alla base. Base in marmo.

Scultore napoletano, Vincenzo Cinque si formò presso l'Accademia di Belle Arti della città. Coetaneo di Vincenzo Gemito, fece parte, insieme ad artisti come Giovanni De Martino, del gruppo di scultori partenopei che, a cavallo tra i due secoli, si dedicarono alla raffigurazione di immagini tratte dal repertorio popolare in chiave realista: anche le figure del mito antico, come nel caso di questo giovane satiro recante gli attributi di Dioniso (un calice e il grappolo d'uva), diventano quotidiane, tanto da ricordare, se non fosse per gli arti caprini, più un giovinetto della Napoli tra XIX e XX secolo acconciato, per gioco, da personaggio del corteo bacchico, più che una vera figura mitologica.

Venduto a

Euro 800,00

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Lotto N: 0216

BRONZISTA VENETO DEL XVI SECOLO

Calamaio in bronzo.

9.5 x 9 x 9.5 cm

Base d'asta

Euro 300,00

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Lotto N: 0217

MANIFATTURA FIORENTINA DEL XVI SECOLO

Coppia di serrature in bronzo dorato con decorazioni a trofei, grottesche e allegorie dell'Abbondanza.

18.5 x 19 cm

Opera notificata con decreto del Ministero per i beni e le Attività culturali, Firenze, 18 gennaio 2010.

I due esemplari di serrature, caratterizzate da un’elevata qualità esecutiva e dalla raffinatezza dei decori a trofei ed allegorie, sono con tutta probabilità da ricondurre a un’originaria collocazione sul fronte di due cassoni nuziali rinascimentali, una produzione che conobbe grande fortuna in Italia tra la fine del XIV secolo e tutto il XVI secolo. Solitamente prodotti in coppia e realizzati in occasione del matrimonio tra due esponenti di famiglie aristocratiche, presentavano spesso sul fronte gli stemmi araldici delle due casate e ricche decorazioni, intagliate, dipinte o scolpite: i temi erano principalmente simbolici o letterari, con frequenti rimandi a scene cortesi o alla simbologia antica, con personificazioni delle Virtù o allegorie dell’abbondanza e della fedeltà coniugale. La struttura dei primi cassoni si evolve da forme inizialmente geometriche e regolari, con fronte e fianchi dritti, a un impianto maggiormente mosso e variato, con decorazioni sempre più ad altorilievo e forme “ad urna” o ad impianto architettonico, raggiungendo poi le forme bombate fittamente decorate da motivi scolpiti del secondo ‘500. Queste serrature, data la loro decorazione di impostazione fortemente classica e la forma squadrata, unita alla considerevole dimensione, erano probabilmente applicate a una coppia di cassoni dell’inizio del XVI secolo, ancora legati a una forma parzialmente squadrata dei pannelli, ma fittamente decorati con figure elegantemente intagliate e scolpite, spesso dorate (andando così a creare un’ideale continuità con le due serrature). Questa tipologia, in auge dalla seconda metà del XV secolo fino ai primi decenni del ‘500, è ben rappresentata da alcuni esemplari (principalmente di fine ‘400) come un cassone nuziale con scene in pastiglia dorata tratte dalle Metamorfosi di Ovidio conservato al Metropolitan Museum di New York (AA. VV. “European Furniture in The Metropolitan Museum of Art. Highlights of the Collection”, New Haven/Londra 2006, p. 17 fig. 4), uno in legno intagliato e dorato con scene mitologiche e ghirlande del museo Bardini di Firenze (inv. 748) e soprattutto un “Cassone con le quattro Virtù Cardinali”, di ambito fiorentino e foggia architettonica, ad imitazione dei sarcofagi classici, appartenente alla collezione del Museo Nazionale del Palazzo di Venezia a Roma (L. Calzona, scheda 137, in M.G. Barberini, M.S. Sconci (a cura di), “Guida al Museo Nazionale del Palazzo di Venezia”, Roma 2009, p. 123). Non è da escludere, data la fattura cinquecentesca della coppia di serrature, che esse siano state realizzate successivamente rispetto ai cassoni per cui furono concepite, interventi successivi d’altronde non rari per degli oggetti d’uso. Una delle due serrature riporta degli stemmi nobiliari: al centro della placca di bloccaggio, ai piedi dell'allegoria dell'Abbondanza, è visibile un albero (forse la quercia dei Della Rovere), mentre nelle decorazioni laterali, al di sotto dei mascheroni, sono presenti due stemmi recanti una coppia di delfini.

Bibliografia di riferimento: AA. VV. “European Furniture in The Metropolitan Museum of Art. Highlights of the Collection”, New Haven/Londra 2006, p. 17 fig. 4;
L. Calzona, scheda 137, in M.G. Barberini, M.S. Sconci (a cura di), “Guida al Museo Nazionale del Palazzo di Venezia”, Roma 2009, p. 123.

Base d'asta

Euro 8.000,00

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Lotto N: 0218

BRONZISTA DEL XIX SECOLO

David (da Gian Lorenzo Bernini).

15 x 31 x 21 cm

Base d'asta

Euro 300,00

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Lotto N: 0219

MANIFATTURA DEL XIX SECOLO

Coppia di putti addormentati in bronzo su base in marmo giallo.

15 x 7 x 7 cm

Venduto a

Euro 140,00

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Lotto N: 0221

TORQUATO TAMAGNINI (1886 - 1965)

Busto virile.

29 x 46 cm

Base in marmo. Firmato al retro. Con base: h 64 cm.

Dopo essersi formato all'Accademia di San Luca a Roma, Tamagnini fondò nel 1922 la casa d'arte per la scultura "Corinthia", attraverso cui realizzò molti monumenti ai Caduti, tra cui quelli di Arcevia, Formello, Morlupo e Sacrofano. Nel 1921 Tamagnini espose due ritratti alla I Biennale romana, partecipando nel medesimo anno alla prima Biennale di Napoli. Il suo bronzo "L'inquisitore" (1919) è conservato nelle collezioni del Quirinale.

Bibliografia di riferimento: A. Panzetta, "Nuovo dizionario degli scultori italiani", Torino 2003, vol. 2, p. 901.

Venduto a

Euro 1.500,00

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Lotto N: 0222

LÉON JACQUES GAILLARD (XIX-XX SECOLO)

Il Ratto delle Sabine.

46 x 104 x 34 cm

Firmato alla base. Misura totale con base: 169x49x49 cm.

Léon Jacques Gaillard, nativo di Preignac in Gironda, fu uno scultore francese attivo a cavallo tra il XIX e il XX secolo, allievo di Alexandre Falguière e di Antonin Mercié. Alcune sue sculture furono esposte in varie edizioni del Salon di Parigi: "La Cigale" (1896), "Yolaine" (1898), un gesso raffigurante la regina dei Franchi Fredegonda (1905) e "Devant l'Aréopage" (1914). Il virtuosismo plastico dei suoi maestri riescheggia in questa versione in bronzo del "Ratto delle Sabine", tratta dal celebre capolavoro in marmo di Giambologna conservato nella Loggia dei Lanzi in Piazza della Signoria a Firenze. Episodio leggendario delle origini della città di Roma, nella sua trasposizione scultorea da parte di Giambologna il ratto delle Sabine divenne esempio di uno dei vertici della maestria manierista del secondo '500, una composizione più volte replicata nei secoli successivi e vero preludio allo sconvolgimento del Barocco nel XVII secolo.

Bibliografia: P. Kjellberg, "Bronzes of the 19th Century: Dictionary of Sculptors", Londra 1994, p. 341.

Venduto a

Euro 1.900,00

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Lotto N: 0223

SCULTORE DEL XVIII SECOLO

Grande scultura in terracotta raffigurante l'Estate.

60 x 180 x 44 cm

Base d'asta

Euro 3.000,00

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Lotto N: 0224

MANIFATTURA EMILIANA DEL XVIII SECOLO

Pietà.

36 x 310 x 17 cm

Base d'asta

Euro 1.500,00

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Lotto N: 0225

PLASTICATORE ITALIANO DEL XVIII SECOLO

Testa virile in terracotta policroma e vetro.

18 x 25 x 12 cm

Italia meridionale, probabilmente Napoli.

Base d'asta

Euro 1.000,00

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Lotto N: 0226

MANIFATTURA VIENNESE DEL XIX SECOLO

Gruppo in porcellana, due figure e colomba con ricca decorazione floreale a smalti policromi su base ovale con profili dorati.

12.8 x 18 x 8 cm

Marchio in blu con scudo "Vienna", ultimo quarto dell'Ottocento.

Base d'asta

Euro 250,00

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Lotto N: 0227

MANIFATTURA GIOVANNI BATTISTA VIERO, NOVE

Coppia di vasi con coperchio in maiolica policroma e decorazioni floreali, fine del XIX secolo.

26 x 64 x 18 cm

Difetti e rotture. Marca: “G.B.V.” con corona

Questa coppia di vasi ben rappresenta il gusto eclettico della fine del XIX secolo, in cui storicismo e decorazioni di fantasia si accompagnano a un modellato di grande inventiva. Se la struttura sembra richiamare da un lato la forma classica "ad urna", la base e soprattuto le decorazioni, modellate e dipinte, guardano invece al decorativismo settecentesco, rielaborato con una ricchezza e una dovizia di particolari caratteristiche del gusto di fine '800. Una simile versione di questi vasi è oggi conservata in una collezione privata (AA.VV., "Fiori & Essenze dell'arte veneta nella pittura ceramica di Nove", catalogo della mostra, Nove 2010, pp. 84-85).

Bibliografia di riferimento: AA.VV., "Fiori & Essenze dell'arte veneta nella pittura ceramica di Nove", catalogo della mostra, Nove 2010, pp. 84-85

Venduto a

Euro 1.300,00

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Lotto N: 0228

MANIFATTURA DEL XVIII SECOLO

Putto portacero in legno intagliato, dipinto e parzialmente dorato.

25 x 75 x 24 cm

Base dipinta a finto marmo.

Base d'asta

Euro 450,00

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Venduto a

Euro 180,00

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Lotto N: 0230

MANIFATTURA DEL XVII SECOLO

Blasone in pietra scolpita con stemma ecclesiastico.

48 x 63 x 9 cm

Base d'asta

Euro 2.000,00

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Lotto N: 0231

MANIFATTURA ITALIANA DEL XVII SECOLO

Coppia di elementi decorativi in noce scolpito in forma di cariatidi.

8.5 x 79.5 x 8 cm

Base d'asta

Euro 150,00

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Lotto N: 0232

ARTISTA DEL XVIII SECOLO

Cavallo in legno policromo.

17 x 48 x 53 cm

Base d'asta

Euro 2.500,00

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Lotto N: 0233

SCULTORE DEL XV SECOLO

Testa di Cristo in legno scolpito

16 x 24 x 6 cm

Tracce di policromia.

Venduto a

Euro 2.300,00

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Lotto N: 0234

MANIFATTURA DEL XIV SECOLO

Frammento scultoreo in pietra con decori fitomorfi e figure di animali.

27 x 48.5 x 18 cm

Venduto a

Euro 270,00

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Lotto N: 0235

ANTONIO PANDIANI (1838 - 1928)

Tre sculture in bronzo dorato raffiguranti il giovane Vittorio Emanuele III, Umberto I, Margherita di Savoia.

11 x 29 x 11 cm

Firmati alla base. Base in marmo.

Venduto a

Euro 700,00

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Lotto N: 0236

SCULTORE NAPOLETANO DEL XVIII SECOLO

Scultura in legno policromo raffigurante Ecce Homo.

32 x 54 x 27 cm

Mancanze nella policromia. Tracce di firma e data alla base, forse identificabili con Giuseppe Sarno, scultore attivo nel Regno di Napoli a partire dalla metà del XVIII secolo circa.

Base d'asta

Euro 3.500,00

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Lotto N: 0237

SCULTORE DEL XVII SECOLO

Angelo in legno intagliato con tracce di policromia.

22 x 81.5 x 16 cm

Difetti e mancanze.

Venduto a

Euro 650,00

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Lotto N: 0238

PLASTICATORE ITALIANO DEL XVIII SECOLO

Testa virile in terracotta policroma e vetro.

6 x 10 x 5 cm

Italia meridionale, probabilmente Napoli.

Base d'asta

Euro 200,00

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Lotto N: 0239

SCULTORE ABRUZZESE DEL XV SECOLO

Santo vescovo in legno policromo.

50 x 143 x 40 cm

Probabilmente raffigurante S. Nicola e in origine dotata di pastorale, questa scultura lignea di santo vescovo assiso si inserisce nel contesto della statuaria lignea dell'Italia centrale, con specifici riferimenti all'area abruzzese, feconda da tutto il Medioevo di maestri di quest'arte, come il Maestro della Santa Caterina Gualino (XIII-XIV secolo). Questa scultura, forse concepita come parte di un complesso più ampio comprendente almeno un'altra figura di santo e una Madonna in Maestà, trova riscontro, sul piano formale, con altre opere databili tra la fine del XIV secolo e la prima metà del XV, con un possibile confronto con un "Sant'Eutizio vescovo" conservato al Museo Nazionale d'Abruzzo a L'Aquila (M. Moretti, "Museo Nazionale d’Abruzzo nel castello cinquecentesco dell’Aquila", L’Aquila 1968, p. 40), in cui tanto i tratti del volto e degli occhi quanto la realizzazione del panneggio, oltre che la struttura generale, rimandano al nostro esemplare. Altri confronti sono possibili con una "Madonna del Parto", sempre al Museo Nazionale d'Abruzzo (inv. n. 220) e con una "Madonna in trono" di impianto classicista pubblicata in Centro Studi Piero della Francesca, "Sculture antiche dal II secolo a. C. al XV", catalogo della mostra (Milano, Abbazia di S. Maria di Chiaravalle, 15 giugno - 15 luglio 1969), Milano 1969, n. XII e recentemente passata sul mercato italiano.

Bibliografia di riferimento: M. Moretti, "Museo Nazionale d’Abruzzo nel castello cinquecentesco dell’Aquila", L’Aquila 1968, pp. 40 e 121;
Centro Studi Piero della Francesca, "Sculture antiche dal II secolo a. C. al XV", catalogo della mostra (Milano, Abbazia di S. Maria di Chiaravalle, 15 giugno - 15 luglio 1969), Milano 1969, n. XII.

Venduto a

Euro 8.200,00

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Lotto N: 0240

SCULTORE DEL XIX SECOLO

Testa virile.

26 x 32 x 30 cm

Base in marmo nero. Altezza 64 cm con base.

Base d'asta

Euro 3.000,00

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Lotto N: 0241

MANIFATTURA NAPOLETANA DEL XIX SECOLO

Educazione di Maria in legno intagliato policromo.

34 x 52 x 28 cm

Minime mancanze nella policromia.

Venduto a

Euro 800,00

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Lotto N: 0242

ALFONSO BALZICO (1825 - 1901)

Busto di gentildonna con onorificenza.

54 x 73 x 21 cm

Firmato sul retro e datato 1871.

Originario di Cava dei Tirreni, Alfonso Balzico iniziò il suo percorso artistico presso l'Accedemia di Belle Arti di Napoli sotto l'egida di Tito Angelini, con successivi soggiorni a Roma, Milano e Firenze. Artista di formazione neoclassica, mutò presto il suo stile adattandolo in senso romantico e realista. Nel 1863, su iniziativa del Re d'Italia Vittorio Emanuele II, si trasferì a Torino, dove, tre anni dopo, assunse la carica di "Scultore della Casa Reale". Sue opere vennero esposte in occasione di alcune rassegne artistiche nazionali, come quella organizzata dalla Società Promotrice delle Belle Arti di Torino del 1868. Tra le sue sculture più note, la celebrata "Cleopatra", conservata alla Galleria Nazionale di Roma, il monumento equestre a Vittorio Emanuele II in piazza Giovanni Bovio a Napoli (su disegno di Emilio Franceschi) e la statua di Flavio Gioia nell'omonima piazza ad Amalfi, opera che venne premiata nel 1900 con la medaglia d'oro all'Esposizione Universale di Parigi. Questo busto di gentildonna, datato 1871 e quindi riferibile al periodo torinese dell'attività di Balzico come Scultore Reale (prima del trasferimento a Napoli e poi a Roma nel 1875), ritrae probabilmente un'aristocratica della corte sabauda, avvolta in un elegante abito decorato, il cui bordo di pizzo è reso con maestria nel marmo, così come i dettagli del corpetto e dell'onorificenza al collo.

Bibliografia di riferimento: M. Lessona, "Alfonso Balzico", Torino 1877;
G. Trezza, "Alfonso Balzico: scultore cesareo di Vittorio Emanuele II (1825-1901)", Cava dei Tirreni 1913;
A. Panzetta, "Nuovo dizionario degli scultori italiani", Torino 2003, vol. 1, pp. 68-69.

Base d'asta

Euro 1.500,00

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Lotto N: 0243

PIETRO MAGNI (1817 - 1877)

Angelica.

70 x 170 x 70 cm

Base in marmo grigio. Firmato. Restauri.

“La fiera gente inospitale e cruda/alla bestia crudel nel lito espose/la bellissima donna, cosí ignuda/come Natura prima la compose./Un velo non ha pure, in che richiuda/i bianchi gigli e le vermiglie rose,/da non cader per luglio o per dicembre,/di che son sparse le polite membre”. Così Ludovico Ariosto, nel Canto X dell’”Orlando Furioso” inizia a descrivere la scena che è possibile vedere, ritratta nel marmo, in questa eccezionale scultura di Pietro Magni: la giovane Angelica, catturata dagli abitanti dell’Isola del Pianto, è raffigurata legata allo scoglio mentre, con un movimento all’indietro sulla pietra scivolosa, cerca di ritrarsi dall’avanzare del mostro marino; tutto avviene un momento prima che la fanciulla venga finalmente salvata e liberata dall’eroico Ruggero, quasi un’istantanea del momento di massima vulnerabilità prima della liberazione finale. Un’immagine, questa, che fornì certamente all’artista il pretesto letterario per ritrarre il corpo femminile in un movimento rapido e sinuoso, ma che può anche essere vista in un’ottica più strettamente politica, con un’allusione alla situazione dell’Italia, che, negli anni intorno al 1852 (datazione della prima versione dell’”Angelica”) si trovava nel pieno della temperie risorgimentale, tra la Prima e la Seconda Guerra d’Indipendenza.
Al netto di implicazioni di carattere politico, il soggetto letterario dell’Angelica, il cui fascino romantico fu per primo colto da Jean-Auguste-Dominique Ingres nel suo dipinto “Ruggero libera Angelica” (1819), dovette comunque godere di particolare favore internazionale nel campo della scultura di quegli anni, come riscontrabile da alcuni possibili confronti coevi sullo stesso tema, come ad esempio con l’”Angélique attachée au rocher" di Andre-François-Joseph Truphême, in mostra all’Esposizione Universale di Parigi del 1855 e oggi al Museo di Grenoble, oppure con l’omonima opera di Ernest Carrier Belleuse, esposta con grande successo al Salon del 1866.
L’Angelica di Magni fu un soggetto di particolare successo, più volte replicato a partire dalla sua ideazione nel 1852 e presentato a varie Esposizioni nazionali e internazionali. Si conoscono, oltre alla presente, altre tre versioni, sempre in marmo: una è conservata al Palácio Nacional da Ajuda a Lisbona, una si trova a Farmleigh House a Dublino e l’ultima, una riduzione alta 66 cm acquistata dal barone Pasquale Revoltella e già identificata con la scultura esposta a Brera nel 1859, si trova oggi nell’omonimo Museo Civico a Trieste, insieme ad altri capolavori in marmo del medesimo artista, come il “Taglio dell’istmo di Suez” (1863) e la “Fontana della ninfa Aurisina” (1858). Non può essere esclusa inoltre anche una possibile quinta versione, ad oggi di ubicazione ignota, dal momento che le fonti dell’epoca riportano che l’”Angelica” presentata da Magni all’Esposizione di Parigi del 1855 fu in quell’occasione acquisita dalla Regina d’Olanda Sofia di Württemberg (“la bella statua d’Angelica dello scultore Pietro Magni fu comperata all’esposizione di Parigi da un ciambellano della Regina dei Paesi Bassi”, in “La Cronaca. Giornale di scienze, lettere, arti, economia, industria”, Milano 1855, p.763), mentre all’Esposizione milanese del medesimo anno, il cui catalogo illustrava proprio la versione di Parigi, G. Sacchi afferma che fu presentato un modello “in iscagliola”, di cui sembrano essersi poi perse le tracce. L’”Angelica” oggi in Irlanda, conosciuta già all’epoca con il nome di “Andromeda” (un cambiamento forse dovuto al maggiore appeal che il mito antico poteva esercitare rispetto all’opera di Ariosto sul pubblico britannico) è anche la versione di cui si conoscono più informazioni dettagliate e attesta il forte interesse dell’aristocrazia inglese e irlandese nei confronti della scultura italiana e, nello specifico, dell’opera di Pietro Magni: il proprietario, il conte Edward Cecil Guinnes, era infatti un appassionato collezionista di questo artista e, oltre all’”Angelica/Andromeda” acquisì anche la celebrata scultura del “Socrate”, probabilmente da identificarsi con la versione oggi presente ai National Botanic Gardens di Dublino. Entrambi furono acquistati originariamente per la residenza di Iveagh House, forse all’Esposizione di Londra del 1862, dal momento che non risultano simili modelli presentati da Magni all’Esposizione di Dublino nel 1865 e già nel 1872 le due sculture, dal catalogo dei prestiti per la “Dublin Exhibition of Arts, Industries and Manufactures” di quell’anno, risultano di proprietà del conte (“Official Catalogue of the Dublin Exhibition of Arts, Industries and Manufactures and Loan Museum of Works of Art, 1872”, pp.79-80, esq. n. 4-33).
Assumendo che la scultura oggi in Portogallo sia la medesima presentata e venduta all’Esposizione di Oporto del 1865 e restando ignota l’attuale ubicazione dell’”Angelica” attestata nelle collezioni reali olandesi nel 1855, si aprono varie ipotesi riguardo alla datazione del nostro esemplare: è possibile pensare che si tratti dell’opera presentata all’Esposizione Universale di Parigi del 1867 (“Exposition Universelle de 1867 à Paris : catalogue général; 1ière partie: (Groupes I à V) contenant les oeuvres d’art”, Classe 3, n°59), che sia invece identificabile con l’”Angelica; statua al vero” presentata da Pietro Magni all’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Milano del 1872 (26 agosto-7 ottobre) e citata tra le sculture esposte dall’artista insieme a un “Ritratto virile a busto; di commissione” (“Seconda Esposizione nazionale di belle arti diretta da un comitato eletto dalla regia Accademia di Brera: 1872”, Milano 1872, p. 14 n. 28), oppure che si tratti di una versione non meglio identificabile più vicina al modello originario della metà del XIX secolo, opzione verso cui farebbe propendere l’elevata qualità esecutiva.
Pietro Magni, uno dei massimi esponenti della cosiddetta “Scuola di Milano”, fu uno degli scultori principali di quel periodo risorgimentale e patriottico in cui la lezione neoclassica stava lasciando spazio all’impeto romantico, chiave di lettura più consona ai tempi, che pure Magni visse in prima persona, prendendo direttamente parte ai fatti della Repubblica Romana del 1849. Studiò all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e fu allievo di Abbondio Sangiorgio. Già vincitore del premio dell’Accademia nel 1850 con il suo “David”, nel 1855 fu invitato all’Esposizione Universale di Parigi, il primo passo verso un successo internazionale che lo vide presenziare a numerose altre Esposizioni, tra cui Milano, Parigi, Firenze, Vienna, Londra, Dublino, e Santiago del Cile. Tra le sue opere più note, oltre all’”Angelica”, al “David” e al “Monumento a Leonardo da Vinci” di Piazza della Scala a Milano, va ricordata la celebre “Leggitrice": quasi un ideale pendant dell’Angelica, due diverse chiavi per leggere la scultura italiana di ispirazione romantica del periodo, quest’opera elegante e raccolta in un moto di passioni tutte interne all’animo della fanciulla (mentre nell’Angelica esse sono esternate e visibili) ebbe fin da subito grandissimo successo, venendo replicata in più esemplari, uno dei quali è oggi conservato alla Galleria d’Arte Moderna di Milano.

Bibliografia di riferimento: “La Cronaca. Giornale di scienze, lettere, arti, economia, industria”, Milano 1855, p.763;
E. About, “Voyage à travers l'exposition des beaux-arts (peinture et sculpture)”, Parigi 1855, p. 263;
G. Sacchi, “L’Angelica, statua grande al vero di Pietro Magni” in “Esposizione di Belle Arti in Milano e Venezia, 1855. Anno XVII”, Milano 1855, pp. 46-51;
“Rivista di Firenze e Bullettino delle Arti del Disegno”, Anno II, vol. IV, Firenze 1858, p. 79;
A. Caimi, “Delle arti del disegno e degli artisti nelle province di Lombardia dal 1777 al 1862”, Milano 1862, pp. 186-187;
“Exposition Universelle de 1867 à Paris : catalogue général; 1ière partie: (Groupes I à V) contenant les oeuvres d’art”, Parigi 1867, Classe 3, n°59;
“Official Catalogue of the Dublin Exhibition of Arts, Industries and Manufactures and Loan Museum of Works of Art, 1872, Fine Arts Section, Sculpture”, Dublino 1872, n. 4-33;
“Seconda Esposizione nazionale di belle arti diretta da un comitato eletto dalla regia Accademia di Brera: 1872”, Milano 1872, p. 14 n. 28;
Yorick figlio di Yorick (alias P. C. Ferrigni), “Fra quadri e statue. Strenna in ricordo della Seconda Esposizione Nazionale di Belle Arti”, Milano 1873, pp. 30-32;
“The Art Journal”, vol. XVI, Londra 1877, p. 100;
Civico Museo Revoltella, “Galleria d’Arte Moderna. Catalogo delle Opere”, Trieste 1961, p. 34 n. 211;
A. Tamburini, “Pietro Magni scultore (1816-1877)”, tesi di laurea, Università di Milano, relatore Prof. F. Barbieri, a.a. 1984-1985, pp. 114-116;
F. Tedeschi, “La scultura della Scuola di Milano attraverso le Esposizioni Internazionali (1851-1878) e la critica”, in AA. VV. “La Città di Brera. Due Secoli di Scultura”, Milano 1995, pp. 71-84;
F. Tedeschi, “Le figure femminili nella scultura: retorica e nuovi generi” in R. Cassanelli, S. Rebora, F. Valli (a cura di), “Milano pareva deserta…1849-1859. L’invenzione della Patria”, Milano 1998, p. 50;
M. De Grassi, “Committenti di Pietro Magni a Trieste” in “Arte in Friuli. Arte a Trieste”, 20, Trieste 2000, pp. 165-166;
A. Panzetta, "Nuovo Dizionario degli scultori italiani dell'Ottocento e del primo Novecento", II, Torino 2003, pp. 560-561;
M. Heffernan, “Edward Cecil Guinness: Noblesse Oblige”, Irish Arts Review (2002-), Vol. 26, No. 3, 2009, pp. 92-95.

Base d'asta

Euro 85.000,00

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Lotto N: 0244

VINCENZO GEMITO (1852 - 1929)

Testa di acquaiolo.

8.5 x 16 x 8.5 cm

Firmato al retro.

Commissionata a Vincenzo Gemito dal già sovrano del Regno delle Due Sicilie Francesco II di Borbone, in esilio in Francia, e modellata per la prima volta nel 1881, la figura dell'Acquaiolo fu fin da subito una delle immagini più riconoscibili e apprezzate dell'artista napoletano, caratterizzata da quel forte realismo, soprattutto nei tratti del volto, che è elemento centrale dell'arte di Gemito e che deriva dalla riproposizione in scultura di fisionomie e figure umane tratte dalla realtà quotidiana.
Un'opera confrontabile, sempre in cera rossa, è conservata nella sala XXII della Galleria d'Arte Moderna di Milano, insieme a una "Testina di donna caprese (Rosa)" e a una "Testina di prete", databili agli anni 1881-1882.

Base d'asta

Euro 2.500,00

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Lotto N: 0245

SILVIO MONFRINI (1894 - 1969)

Madre e figlio.

31 x 55 cm

Firmato al retro. Timbro della Fonderia Artistica G. Curti Milano.

Nato a Milano nel 1894, Silvio Monfrini operò principalmente nel capoluogo lombardo e nelle città limitrofe, tra cui Monza. Allievo di Ernesto Bazzaro, tra le sue opere principali si ricordano il monumento a Francesco Baracca (1931), situato nell'omonima piazza a Milano e una scultura nel settore Acattolico del Cimitero Monumentale di Milano, oltre che in quello di Monza, dove si trova un'altra versione di questo bronzo.

Bibliografia di riferimento: A. Panzetta, "Nuovo dizionario degli scultori italiani", Torino 2003, vol. 2, p. 585.

Venduto a

Euro 700,00

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Lotto N: 0246

DONATO BARCAGLIA (1849 - 1930)

Atleta.

17 x 40 x 19 cm

Firmato alla base.

Nato a Pavia nel 1849 e formatosi presso l'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, Donato Barcaglia fu allievo dello scultore Abbondio Sangiorgio, raggiungendo già giovanissimo, a diciassette anni, il successo per la sua scultura "Il vendemmiatore", acquisita nel 1866 dalla Società di Belle Arti di Milano, per poi ottenere numerosi riconoscimenti a esposizioni internazionali, tra cui Vienna (1873), Firenze (1875) e Philadelphia (1876). Una versione della sua scultura dell'"Atleta" fu invece premiata all'Esposizione di San Pietroburgo del 1902 con la medaglia d'oro, mentre un esemplare in marmo è conservato presso la Collezione della Fondazione Cariplo.

Bibliografia di riferimento: V.Vincenzo, "Gli scultori italiani dal Neoclassicismo al Liberty", Lodi 1994, p. 71.
A. Panzetta, "Nuovo dizionario degli scultori italiani", Torino 2003, vol. 1, p. 72.

Venduto a

Euro 1.500,00

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Lotto N: 0247

DONATO BARCAGLIA (1849 - 1930)

Eva.

18 x 52.5 x 18 cm

Firmato alla base. Timbro della Fonderia Battaglia Milano.

Venduto a

Euro 700,00

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Lotto N: 0248

BRONZISTA FRANCESE DEL XIX-XX SECOLO

Scultura in bronzo raffigurante la musa Tersicore.

27 x 75 x 17 cm

Firmato alla base "Moreau", probabilmente Hippolyte-François Moreau (1832-1927). Base in marmo.

Base d'asta

Euro 700,00

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Lotto N: 0249

MANIFATTURA DEL XIX-XX SECOLO

Leone in terracotta policroma.

30 x 87 x 70 cm

Venduto a

Euro 1.200,00

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Lotto N: 0250

MANIFATTURA DEL XVIII SECOLO

Coppia di mortai in marmo.

12x17x17 cm; 12,5x14x14 cm.
Un mortaio con iscrizione "A. IVB 1725".

Venduto a

Euro 240,00

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Lotto N: 0253

MANIFATTURA ITALIANA DEL XVIII SECOLO

Fregio in legno intagliato e dorato con decorazioni a motivi vegetali.

123 x 36 cm

Venduto a

Euro 360,00

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Lotto N: 0254

MANIFATTURA ITALIANA DEL XVIII SECOLO

Fregio in legno intagliato e dorato con decorazioni a motivi vegetali.

123 x 36 cm

Venduto a

Euro 360,00

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Lotto N: 0255

MANIFATTURA ITALIANA DEL XIX SECOLO

Capitello in pietra con volute emergenti da foglie d'acanto.

40 x 36 x 40 cm

Base d'asta

Euro 500,00

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Lotto N: 0256

MANIFATTURA DEL XIX SECOLO

Parure in tartaruga scura, epoca Napoleone III.

30 x 38 cm

Lotto corredato di perizia indipendente per la commercializzazione di antichi oggetti in tartaruga.

La parure, realizzata in preziosa tartaruga scura mirabilmente intagliata, è composta da una spilla a forma di rosa aperta circondata da foglie e boccioli penduli, un pendente di collana ed una coppia di pendenti di orecchini a cammeo, decorati da sinuosi ramages stilizzati.
La parure viene presentata appesa su un fondo di tessuto neutro color crema, entro una ricca cornice in legno dorato ed intagliato di gusto settecentesco.
La grande spilla poteva essere utilizzata in modo versatile, come decorazione di un abito, un soprabito od un copricapo; il ciondolo e gli orecchini presentano nella lavorazione interna a cammeo il medesimo profilo di giovane donna dalla folta capigliatura ornata di foglie di quercia, vestita all’antica con un peplo fermato ad una spalla.
L’elemento della foglia di quercia riconduce all’iconografia classica greco-romana delle divinità minori silvestri, le driadi, ninfe delle querce (da “dryas”, quercia), simbolo vitalistico della natura rigogliosa e selvaggia.
Tra le più celebri ninfe silvestri nella cultura latina si annovera Egeria, driade consigliera ed amante di Numa Pompilio, secondo re di Roma: a lei era dedicato un bosco presso una fonte presso cui le Vestali giungevano giornalmente per attingere l’acqua per la preparazione della “mola salsa”, la focaccia di farro rituale; Ovidio narra nei Fasti che nel bosco “sono appesi nastri, che coprono file di piante e molti voti per la dea che ben n’é degna” e che le donne che ne siano esaudite per le loro richieste vi si rechino coronate di serti presso la fonte per ringraziare la divinità.
Il gusto archeologico per i gioielli ritornò di gran moda durante la metà dell’Ottocento, epoca storicista per eccellenza, grazie alla fervida immaginazione e la prolifica produzione di Fortunato Pio Castellani (1794-1865), che ispirò un’estetica che sedusse generazioni di orafi e committenti sino al Novecento.
L’utilizzo della tartaruga nelle due tonalità, chiara e scura, divenne uno status symbol d’eccellenza durante il XIX secolo; la tartaruga scura in particolare, essendo utilizzata per i monili in periodo di lutto e mezzo lutto.
La datazione della parure, d’ispirazione archeologizzante ottocentesca, è riconducibile al primo ventennio del Novecento, periodo anch’esso di revival neo-ottocentesco, basti pensare alle tavole a pochoirs dell’artista Umberto Brunelleschi o del francese Georges Barbier, ritraenti giovani donne abbigliate in costumi ispirati alla moda del Secondo Impero o figurini di moda contemporanei con elementi ed accessori risalenti al secolo precedente.

Base d'asta

Euro 500,00

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Lotto N: 0257

MANIFATTURA DEL XIX-XX SECOLO

Coppia di album in cuoio e ottone contenenti fotografie all'albumina.

22 x 39 x 15 cm

Venduto a

Euro 150,00

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Base d'asta

Euro 3.000,00

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Lotto N: 0259

MANIFATTURA DEL XVIII SECOLO

Cornice in cartapesta parzialmente dorata e battuta a motivi fitomorfi.

30 x 36 cm

Luce: 15x9.5 cm. Battuta: 25x19 cm.

Venduto a

Euro 60,00

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Lotto N: 0260

MANIFATTURA DEL XVIII SECOLO

Coppia di cornici barocche in legno parzialmente dorato, scolpite a racemi vegetali.

29.5 x 37 cm

Battuta: 15,5x12 cm. Luce: 14,5x10,5 cm.

Venduto a

Euro 150,00

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Lotto N: 0261

MANIFATTURA SPAGNOLA DEL XVII SECOLO

Gruppo di quattro ricche cornici barocche in legno intagliato, laccato e dorato a motivi fogliacei e putti.

76 x 93 cm

Luce: 59x43 cm. Battuta: 62x46 cm.

Venduto a

Euro 3.000,00

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Lotto N: 0262

MANIFATTURA VENETA DEL XIX SECOLO

Specchiera dorata nello stile del XVIII secolo.

160 x 150 x 8 cm

Luce: 134.5x143 cm. Battuta: 144x153.5 cm.

Venduto a

Euro 300,00

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Lotto N: 0263

MANIFATTURA VENEZIANA DEL XIX SECOLO

Specchiera in legno dorato nello stile del XVIII secolo.

77 x 160 x 10 cm

Luce: 118x59 cm. Battuta: 120x61 cm.

Base d'asta

Euro 700,00

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Lotto N: 0264

MANIFATTURA DEL XIX SECOLO

Cornice e due elementi decorativi in legno intagliato e dorato, decorati a motivi fitomorfi.

Cornice: 35x22 cm; fregi: 26x9 cm.

Venduto a

Euro 300,00

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Prima tornata 1-86 15/06/21

11:00

Seconda tornata 87-174 15/06/21

15:00

Terza tornata 175-262 16/06/21

11:00

Quarta tornata 263-345 16/06/21

15:00

Esposizione

11 - 14 GIUGNO
10-13; 15.30-18.30 (SABATO E DOMENICA INCLUSI).

Artista

ALESSANDRO LUPO (1876 - 1953) ALESSANDRO MILESI (1856 - 1945) ALFONSO BALZICO (1825 - 1901) AMOS CASSIOLI (1832 - 1891) ANSELMO BUCCI (1887 - 1955) ANTONIO CAVALLUCCI (1751 - 1798) ANTONIO DIZIANI (1737 - 1797) ANTONIO PANDIANI (1838 - 1928) ANTONIO REYNA MANESCAU (1859 - 1937) ARGENTERIA BUCCELLATI ARGENTIERE ANGELO SPINAZZI (1693 - 1767) ARGENTIERE DEL XIX SECOLO ARGENTIERE DEL XVIII SECOLO ARGENTIERE DEL XX SECOLO ARGENTIERE INGLESE DEL XIX-XX SECOLO ARGENTIERE INGLESE DEL XVIII SECOLO ARGENTIERE ITALIANO DEL XX SECOLO ARGENTIERE STEFANO FEDELI (1794 - 1870) ARGENTIERE TORINESE DEL XIX SECOLO ARGENTIERE VENEZIANO DEL XVII SECOLO ARGENTIERE VENEZIANO DEL XVIII SECOLO ARTISTA BERGAMASCO DEL XVIII SECOLO ARTISTA CARAVAGGESCO DEL XVII SECOLO ARTISTA CENTROITALIANO DEL XVIII SECOLO ARTISTA DEL XIX SECOLO ARTISTA DEL XVI SECOLO ARTISTA DEL XVII SECOLO ARTISTA DEL XVIII SECOLO ARTISTA DEL XVIII-XIX SECOLO ARTISTA DEL XVI-XVII SECOLO ARTISTA DELLA FINE DEL XVIII SECOLO ARTISTA DELL'ITALIA SETTENTRIONALE DEL XVIII SECOLO ARTISTA EMILIANO DEL XVI SECOLO ARTISTA EMILIANO DEL XVII SECOLO ARTISTA EMILIANO DEL XVIII SECOLO ARTISTA FIAMMINGO DEL XVII SECOLO ARTISTA FRANCESE DEL XIX SECOLO ARTISTA FRANCESE DEL XVIII SECOLO ARTISTA FRANCESE DEL XVIII-XIX SECOLO ARTISTA INGLESE DEL XIX SECOLO ARTISTA ITALIANO DEL XVI SECOLO ARTISTA ITALIANO DEL XVIII SECOLO ARTISTA LOMBARDO DEL XVII SECOLO ARTISTA LOMBARDO DEL XVIII SECOLO ARTISTA LOMBARDO DEL XVII-XVIII SECOLO ARTISTA NAPOLETANO DEL XIX SECOLO ARTISTA NAPOLETANO DEL XVII SECOLO ARTISTA NAPOLETANO DEL XVIII SECOLO ARTISTA NEOCLASSICO ARTISTA NORDEUROPEO DEL XVII SECOLO ARTISTA OLANDESE DEL XIX SEC. ARTISTA PIEMONTESE DEL XVIII SECOLO ARTISTA ROMANO DEL XVII SECOLO ARTISTA SPAGNOLO DEL XVII SECOLO ARTISTA STRANIERO OPERANTE A ROMA NEL XVII SECOLO ARTISTA TOSCANO DEL XVI SECOLO ARTISTA TOSCANO DEL XVII SECOLO ARTISTA VENETO - CRETESE DEL XVII SECOLO ARTISTA VENETO CRETESE DEL XVI SECOLO ARTISTA VENETO DEL XVI SECOLO ARTISTA VENETO DEL XVII SECOLO ARTISTA VENETO DEL XVIII SECOLO ARTISTA VENEZIANO DEL XVIII SECOLO BACCARAT BARTOLOMEO GUIDOBONO, DETTO IL PRETE DI SAVONA (1654 - 1709) BRONZISTA DEL XIX SECOLO BRONZISTA FRANCESE DEL XIX-XX SECOLO BRONZISTA VENETO DEL XVI SECOLO CAMILLO INNOCENTI (1871 - 1961) CARLO BRANCACCIO (1861 - 1920) CARLO FOLLINI (1848 - 1938) CARLO FRANCESCO NUVOLONE (1608 - 1661) CESARE GENNARI (1637 - 1688) CESARE SACCAGGI (1868 - 1934) D'ARGENTAL DAUM DIONISIO CALVAERT (1540 - 1619) DONATO BARCAGLIA (1849 - 1930) EDWARD CHARLES WILLIAMS (1807 - 1881) EGISTO FERRONI (1835 - 1912) EMILE GALLE' (1846 - 1904) EUGENE FROMENTIN (1820 - 1876) FAUSTINO BOCCHI (1659 - 1742) FEDERICO ROSSANO (1835 - 1912) FELICE GIORDANO (1880 - 1964) FERRUCCIO RONTINI (1893 - 1964) FRANCESCO SOLIMENA (1657 - 1747) GAETANO GANDOLFI (1734 - 1802) GALLE' GASPARE LOPEZ (1650 - 1732) GIACOMO FAVRETTO (1849 - 1887) GIOVANNI BARTOLENA (1866 - 1942) GIOVANNI BATTISTA PIAZZETTA (1682 - 1754) GIOVANNI GIACOMO SEMENTI (1583 - 1640) GIUSEPPE CASELLI (1893 - 1976) GIUSEPPE MAZZA (1817 - 1884) GUGLIELMO CIARDI (1842 - 1917) GUSTAVO SIMONI (1846 - 1926) HUBERT VON HERKOMER (1849 - 1914) IVAN IVANOVICH ENDOGUROV (1861 - 1898) JACOPO AMIGONI (1682 - 1752) JACQUES L'HUILLIER (1867-?) JEAN AUGUSTE DOMINIQUE INGRES (1780 - 1867) JEAN BAPTISTE SIMEON CHARDIN (1699 - 1779) JEAN BAPTISTE WEENIX (1621 - 1665) JEAN HONORE' FRAGONARD (1732 - 1806) JEAN-MARC NATTIER (1685 - 1776) JOSEPH VERNET (1714 - 1789) JULES DUPRE' (1811 - 1889) LEGRAS LÉON JACQUES GAILLARD (XIX-XX SECOLO) LICINIO BARZANTI (1857 - 1944) LUIGI ZAGO (1894 - 1952) MANIFATTURA DEL XIV SECOLO MANIFATTURA DEL XIX SECOLO MANIFATTURA DEL XIX-XX SECOLO MANIFATTURA DEL XVII SECOLO MANIFATTURA DEL XVIII SECOLO MANIFATTURA DEL XVIII-XIX SECOLO MANIFATTURA DI AUBUSSON XVIII SECOLO MANIFATTURA DI AUBUSSON, XX SECOLO MANIFATTURA EMILIANA DEL XVIII SECOLO MANIFATTURA FERRARESE DEL XVIII SECOLO MANIFATTURA FIORENTINA DEL XVI SECOLO MANIFATTURA FRANCESE DEL XVIII SECOLO MANIFATTURA FRANCESE DEL XX SECOLO MANIFATTURA GIOVANNI BATTISTA VIERO, NOVE MANIFATTURA ITALIANA DEL XIX SECOLO MANIFATTURA ITALIANA DEL XVII SECOLO MANIFATTURA ITALIANA DEL XVIII SECOLO MANIFATTURA ITALIANA DEL XX SECOLO MANIFATTURA ITALIANA, PERIODO IMPERO MANIFATTURA LOMBARDA DEL XVII SECOLO MANIFATTURA LOMBARDA DEL XVIII SECOLO MANIFATTURA NAPOLETANA DEL XIX SECOLO MANIFATTURA PERSIANA MANIFATTURA RUSSA DEL XIX SECOLO MANIFATTURA SICILIANA DEL XVIII SECOLO MANIFATTURA SPAGNOLA DEL XVII SECOLO MANIFATTURA TOSCANA DEL XVII SECOLO MANIFATTURA VENETA DEL XIX SECOLO MANIFATTURA VENETA DEL XVIII SECOLO MANIFATTURA VENETA DEL XVIII-XIX SECOLO MANIFATTURA VENEZIANA DEL XIX SECOLO MANIFATTURA VIENNESE DEL XIX SECOLO MARIO BUCCELLATI MARZIO (act.c. 1670) MASTURZO MAURO GANDOLFI (1764 - 1834) MICHELANGELO MEUCCI (1840 - 1909) MOZART ROTTMANN (1874 - 1958) PAOLO, DETTO IL VERONESE CALIARI (1528 - 1588) PHILIP JAMES DE LOUTHERBOURG (1740 - 1812) PHILIPP PETER ROOS DETTO ROSA DA TIVOLI (1657 - 1706) PIER FRANCESCO MORAZZONE (1573 - 1626) PIERRE ANTOINE BAUDOIN (1723 - 1769) PIETRO MULIER DETTO CAVALIER TEMPESTA (1637 - 1701) PIETRO BARUCCI (1845 - 1917) PIETRO FRAGIACOMO (1856 - 1922) PIETRO MAGNI (1817 - 1877) PIETRO PAOLO RUBENS (1577 - 1640) PITTORE BAMBOCCIANTE DEL XVII SECOLO PITTORE ORIENTALISTA DEL XIX SECOLO PLASTICATORE ITALIANO DEL XVIII SECOLO RAFFAELE CASNEDI (1822 - 1892) RAFFAELLO SORBI (1844 - 1931) RENE' LALIQUE (1860 - 1945) SABINO SCHNEIDER SCULTORE ABRUZZESE DEL XV SECOLO SCULTORE DEL XIX SECOLO SCULTORE DEL XV SECOLO SCULTORE DEL XVII SECOLO SCULTORE DEL XVIII SECOLO SCULTORE NAPOLETANO DEL XVIII SECOLO SCUOLA ITALIANA DEL XVII-XVIII SECOLO SCUOLA LOMBARDA DEL XVIII SECOLO SCUOLA VENETA DEL XVIII SECOLO SCUOLA VENETO CRETESE DEL XVII SECOLO SEBASTIAN VRANCX (1573 - 1647) SILVIO GIULIO ROTTA (1853 - 1913) SILVIO MONFRINI (1894 - 1969) SIMONE PIGNONI (1611 - 1698) TORQUATO TAMAGNINI (1886 - 1965) UBALDO GANDOLFI (1728 - 1781) UGO CELADA DA VIRGILIO (1895 - 1995) VICENTE PALMAROLI Y GONZALES (1834 - 1896) VINCENZO CINQUE (1852 - 1929) VINCENZO GEMITO (1852 - 1929) VINCENZO IROLLI (1860 - 1942) VITTORIO AVONDO (1836 - 1910) VITTORIO GUSSONI (1893 - 1968) WILLIAM ETTY (1787 - 1849)