ASTA 326 - ARTE ANTICA E DEL XIX SECOLO

Lotto N: 0035

JEAN AUGUSTE DOMINIQUE INGRES (1780 - 1867)

Giovane donna che posa il braccio su un'urna.

19.3 x 28 cm

**Opera proveniente da fallimento di società.
Al retro schizzo a matita.
Provenienza: Collezione di Lord Farnham.
L’opera è corredata dall’expertise di Renaud Temperini del 16 giugno 2009.
L'opera è accompagnata dall'attestato di libera esportazione.

Base d'asta

Euro 3.600,00

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Lotto N: 0036

EUGENE FROMENTIN (1820 - 1876)

Attribuito a. Battaglia in Algeria.

64 x 36 cm

**Opera proveniente da fallimento di società.
Firmato “ Eug. Fromentin ” e datato in basso a destra
Provenienza: Collezione d’arte privata.

Base d'asta

Euro 2.400,00

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Lotto N: 0144

WILLIAM ETTY (1787 - 1849)

Attribuito a. Le tre grazie.

137 x 202 cm

Offerta corrente

Euro 2.000,00

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Lotto N: 0158

ARTISTA INGLESE DEL XIX SECOLO

Paesaggio con gentiluomo a cavallo.

57.5 x 48.5 cm

Base d'asta

Euro 800,00

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Lotto N: 0159

ARTISTA FRANCESE DEL XIX SECOLO

Paesaggio con alberi.

81 x 100 cm

Base d'asta

Euro 900,00

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Lotto N: 0160

JULES DUPRE' (1811 - 1889)

Paesaggio notturno con personaggi.

55.5 x 46.5 cm

Firmato in basso a destra.

Base d'asta

Euro 1.000,00

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Lotto N: 0161

AMOS CASSIOLI (1832 - 1891)

L'assedio di Siena.

118.5 x 83.5 cm

Firmato in basso a destra. Al retro cartiglio espositivo Fiera nazionale dell'800, Cremona, Maggio-Ottobre 1937.

Base d'asta

Euro 4.000,00

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Lotto N: 0162

ARTISTA DEL XIX SECOLO

Scena risorgimentale con bersaglieri.

60 x 76 cm

Base d'asta

Euro 2.000,00

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Lotto N: 0163

ARTISTA DEL XIX SECOLO

Interno con soldati.

37 x 46.5 cm

Base d'asta

Euro 1.000,00

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Lotto N: 0164

GIOVANNI BARTOLENA (1866 - 1942)

Natura morta con vaso di fiori.

23 x 28 cm

Firmato in basso a sinistra.

Base d'asta

Euro 700,00

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Lotto N: 0166

GIACOMO FAVRETTO (1849 - 1887)

Interno di chiesa con personaggi.

18 x 46 cm

Firmato in basso a destra.

Offerta corrente

Euro 2.000,00

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Lotto N: 0167

ARTISTA FRANCESE DEL XIX SECOLO

Scena d'interno.

68.5 x 50 cm

Base d'asta

Euro 2.000,00

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Lotto N: 0168

FEDERICO ROSSANO (1835 - 1912)

Paesaggio montano.

40 x 27.5 cm

Firmato in basso a destra. Al retro riporta il numero 659.

Base d'asta

Euro 2.000,00

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Lotto N: 0169

ARTISTA NAPOLETANO DEL XIX SECOLO

Paesaggio con pastorelle e gregge.

90 x 59.5 cm

Al retro cartiglio recante iscrizione "proprietà Cav. Monga".

Base d'asta

Euro 1.200,00

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Lotto N: 0171

PITTORE ORIENTALISTA DEL XIX SECOLO

Ritratto di giovane.

50 x 69.5 cm

Firma illeggibile in basso a destra.

Base d'asta

Euro 800,00

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Lotto N: 0172

ARTISTA DEL XIX SECOLO

Ritratto di popolana.

43 x 57.5 cm

Base d'asta

Euro 800,00

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Lotto N: 0173

ARTISTA DEL XIX SECOLO

Ritratto di bambino.

36 x 43 cm

Base d'asta

Euro 400,00

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Lotto N: 0174

ARTISTA DEL XIX SECOLO

Ritratto di donna.

50 x 60.5 cm

Base d'asta

Euro 300,00

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Lotto N: 0175

ARTISTA DEL XIX SECOLO

Paesaggio con stagno e personaggi.

57.5 x 39.5 cm

Base d'asta

Euro 500,00

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Lotto N: 0176

GIUSEPPE MAZZA (1817 - 1884)

Interno con frate.

59 x 74 cm

Firmato in basso a sinistra.

Base d'asta

Euro 900,00

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Lotto N: 0177

EDWARD CHARLES WILLIAMS (1807 - 1881)

Paesaggio con contadini e animali.

102 x 76 cm

Firmato e datato 1874 in basso a destra. Al retro cartiglio coevo riportante firma e data.

Base d'asta

Euro 1.500,00

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Lotto N: 0178

GUSTAVO SIMONI (1846 - 1926)

Mercato arabo.

57 x 88.5 cm

Firmato e datato 1889 in basso a destra.

Base d'asta

Euro 5.000,00

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Lotto N: 0179

SILVIO GIULIO ROTTA (1853 - 1913)

Il furto delle mele.

36 x 46 cm

Firmato e datato 1873 in basso a sinistra.

Base d'asta

Euro 1.500,00

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Lotto N: 0180

VICENTE PALMAROLI Y GONZALES (1834 - 1896)

Il clown e la ballerina.

35 x 27 cm

Firmato al centro.

Base d'asta

Euro 4.000,00

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Lotto N: 0181

IVAN IVANOVICH ENDOGUROV (1861 - 1898)

Paesaggio con contadine.

33.5 x 50.5 cm

Base d'asta

Euro 800,00

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Lotto N: 0218

BRONZISTA DEL XIX SECOLO

David (da Gian Lorenzo Bernini).

15 x 31 x 21 cm

Base d'asta

Euro 300,00

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Lotto N: 0219

MANIFATTURA DEL XIX SECOLO

Coppia di putti addormentati in bronzo su base in marmo giallo.

15 x 7 x 7 cm

Base d'asta

Euro 100,00

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Lotto N: 0226

MANIFATTURA VIENNESE DEL XIX SECOLO

Gruppo in porcellana, due figure e colomba con ricca decorazione floreale a smalti policromi su base ovale con profili dorati.

12.8 x 18 x 8 cm

Marchio in blu con scudo "Vienna", ultimo quarto dell'Ottocento.

Base d'asta

Euro 250,00

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Lotto N: 0240

SCULTORE DEL XIX SECOLO

Testa virile.

26 x 32 x 30 cm

Base in marmo nero. Altezza 64 cm con base.

Base d'asta

Euro 3.000,00

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Lotto N: 0241

MANIFATTURA NAPOLETANA DEL XIX SECOLO

Educazione di Maria in legno intagliato policromo.

34 x 52 x 28 cm

Minime mancanze nella policromia.

Base d'asta

Euro 800,00

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Lotto N: 0242

ALFONSO BALZICO (1825 - 1901)

Busto di gentildonna con onorificenza.

54 x 73 x 21 cm

Firmato sul retro e datato 1871.

Originario di Cava dei Tirreni, Alfonso Balzico iniziò il suo percorso artistico presso l'Accedemia di Belle Arti di Napoli sotto l'egida di Tito Angelini, con successivi soggiorni a Roma, Milano e Firenze. Artista di formazione neoclassica, mutò presto il suo stile adattandolo in senso romantico e realista. Nel 1863, su iniziativa del Re d'Italia Vittorio Emanuele II, si trasferì a Torino, dove, tre anni dopo, assunse la carica di "Scultore della Casa Reale". Sue opere vennero esposte in occasione di alcune rassegne artistiche nazionali, come quella organizzata dalla Società Promotrice delle Belle Arti di Torino del 1868. Tra le sue sculture più note, la celebrata "Cleopatra", conservata alla Galleria Nazionale di Roma, il monumento equestre a Vittorio Emanuele II in piazza Giovanni Bovio a Napoli (su disegno di Emilio Franceschi) e la statua di Flavio Gioia nell'omonima piazza ad Amalfi, opera che venne premiata nel 1900 con la medaglia d'oro all'Esposizione Universale di Parigi. Questo busto di gentildonna, datato 1871 e quindi riferibile al periodo torinese dell'attività di Balzico come Scultore Reale (prima del trasferimento a Napoli e poi a Roma nel 1875), ritrae probabilmente un'aristocratica della corte sabauda, avvolta in un elegante abito decorato, il cui bordo di pizzo è reso con maestria nel marmo, così come i dettagli del corpetto e dell'onorificenza al collo.

Bibliografia di riferimento: M. Lessona, "Alfonso Balzico", Torino 1877;
G. Trezza, "Alfonso Balzico: scultore cesareo di Vittorio Emanuele II (1825-1901)", Cava dei Tirreni 1913;
A. Panzetta, "Nuovo dizionario degli scultori italiani", Torino 2003, vol. 1, pp. 68-69.

Base d'asta

Euro 1.500,00

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Lotto N: 0243

PIETRO MAGNI (1817 - 1877)

Angelica.

70 x 170 x 70 cm

Base in marmo grigio. Firmato. Restauri.

“La fiera gente inospitale e cruda/alla bestia crudel nel lito espose/la bellissima donna, cosí ignuda/come Natura prima la compose./Un velo non ha pure, in che richiuda/i bianchi gigli e le vermiglie rose,/da non cader per luglio o per dicembre,/di che son sparse le polite membre”. Così Ludovico Ariosto, nel Canto X dell’”Orlando Furioso” inizia a descrivere la scena che è possibile vedere, ritratta nel marmo, in questa eccezionale scultura di Pietro Magni: la giovane Angelica, catturata dagli abitanti dell’Isola del Pianto, è raffigurata legata allo scoglio mentre, con un movimento all’indietro sulla pietra scivolosa, cerca di ritrarsi dall’avanzare del mostro marino; tutto avviene un momento prima che la fanciulla venga finalmente salvata e liberata dall’eroico Ruggero, quasi un’istantanea del momento di massima vulnerabilità prima della liberazione finale. Un’immagine, questa, che fornì certamente all’artista il pretesto letterario per ritrarre il corpo femminile in un movimento rapido e sinuoso, ma che può anche essere vista in un’ottica più strettamente politica, con un’allusione alla situazione dell’Italia, che, negli anni intorno al 1852 (datazione della prima versione dell’”Angelica”) si trovava nel pieno della temperie risorgimentale, tra la Prima e la Seconda Guerra d’Indipendenza.
Al netto di implicazioni di carattere politico, il soggetto letterario dell’Angelica, il cui fascino romantico fu per primo colto da Jean-Auguste-Dominique Ingres nel suo dipinto “Ruggero libera Angelica” (1819), dovette comunque godere di particolare favore internazionale nel campo della scultura di quegli anni, come riscontrabile da alcuni possibili confronti coevi sullo stesso tema, come ad esempio con l’”Angélique attachée au rocher" di Andre-François-Joseph Truphême, in mostra all’Esposizione Universale di Parigi del 1855 e oggi al Museo di Grenoble, oppure con l’omonima opera di Ernest Carrier Belleuse, esposta con grande successo al Salon del 1866.
L’Angelica di Magni fu un soggetto di particolare successo, più volte replicato a partire dalla sua ideazione nel 1852 e presentato a varie Esposizioni nazionali e internazionali. Si conoscono, oltre alla presente, altre tre versioni, sempre in marmo: una è conservata al Palácio Nacional da Ajuda a Lisbona, una si trova a Farmleigh House a Dublino e l’ultima, una riduzione alta 66 cm acquistata dal barone Pasquale Revoltella e già identificata con la scultura esposta a Brera nel 1859, si trova oggi nell’omonimo Museo Civico a Trieste, insieme ad altri capolavori in marmo del medesimo artista, come il “Taglio dell’istmo di Suez” (1863) e la “Fontana della ninfa Aurisina” (1858). Non può essere esclusa inoltre anche una possibile quinta versione, ad oggi di ubicazione ignota, dal momento che le fonti dell’epoca riportano che l’”Angelica” presentata da Magni all’Esposizione di Parigi del 1855 fu in quell’occasione acquisita dalla Regina d’Olanda Sofia di Württemberg (“la bella statua d’Angelica dello scultore Pietro Magni fu comperata all’esposizione di Parigi da un ciambellano della Regina dei Paesi Bassi”, in “La Cronaca. Giornale di scienze, lettere, arti, economia, industria”, Milano 1855, p.763), mentre all’Esposizione milanese del medesimo anno, il cui catalogo illustrava proprio la versione di Parigi, G. Sacchi afferma che fu presentato un modello “in iscagliola”, di cui sembrano essersi poi perse le tracce. L’”Angelica” oggi in Irlanda, conosciuta già all’epoca con il nome di “Andromeda” (un cambiamento forse dovuto al maggiore appeal che il mito antico poteva esercitare rispetto all’opera di Ariosto sul pubblico britannico) è anche la versione di cui si conoscono più informazioni dettagliate e attesta il forte interesse dell’aristocrazia inglese e irlandese nei confronti della scultura italiana e, nello specifico, dell’opera di Pietro Magni: il proprietario, il conte Edward Cecil Guinnes, era infatti un appassionato collezionista di questo artista e, oltre all’”Angelica/Andromeda” acquisì anche la celebrata scultura del “Socrate”, probabilmente da identificarsi con la versione oggi presente ai National Botanic Gardens di Dublino. Entrambi furono acquistati originariamente per la residenza di Iveagh House, forse all’Esposizione di Londra del 1862, dal momento che non risultano simili modelli presentati da Magni all’Esposizione di Dublino nel 1865 e già nel 1872 le due sculture, dal catalogo dei prestiti per la “Dublin Exhibition of Arts, Industries and Manufactures” di quell’anno, risultano di proprietà del conte (“Official Catalogue of the Dublin Exhibition of Arts, Industries and Manufactures and Loan Museum of Works of Art, 1872”, pp.79-80, esq. n. 4-33).
Assumendo che la scultura oggi in Portogallo sia la medesima presentata e venduta all’Esposizione di Oporto del 1865 e restando ignota l’attuale ubicazione dell’”Angelica” attestata nelle collezioni reali olandesi nel 1855, si aprono varie ipotesi riguardo alla datazione del nostro esemplare: è possibile pensare che si tratti dell’opera presentata all’Esposizione Universale di Parigi del 1867 (“Exposition Universelle de 1867 à Paris : catalogue général; 1ière partie: (Groupes I à V) contenant les oeuvres d’art”, Classe 3, n°59), che sia invece identificabile con l’”Angelica; statua al vero” presentata da Pietro Magni all’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Milano del 1872 (26 agosto-7 ottobre) e citata tra le sculture esposte dall’artista insieme a un “Ritratto virile a busto; di commissione” (“Seconda Esposizione nazionale di belle arti diretta da un comitato eletto dalla regia Accademia di Brera: 1872”, Milano 1872, p. 14 n. 28), oppure che si tratti di una versione non meglio identificabile più vicina al modello originario della metà del XIX secolo, opzione verso cui farebbe propendere l’elevata qualità esecutiva.
Pietro Magni, uno dei massimi esponenti della cosiddetta “Scuola di Milano”, fu uno degli scultori principali di quel periodo risorgimentale e patriottico in cui la lezione neoclassica stava lasciando spazio all’impeto romantico, chiave di lettura più consona ai tempi, che pure Magni visse in prima persona, prendendo direttamente parte ai fatti della Repubblica Romana del 1849. Studiò all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e fu allievo di Abbondio Sangiorgio. Già vincitore del premio dell’Accademia nel 1850 con il suo “David”, nel 1855 fu invitato all’Esposizione Universale di Parigi, il primo passo verso un successo internazionale che lo vide presenziare a numerose altre Esposizioni, tra cui Milano, Parigi, Firenze, Vienna, Londra, Dublino, e Santiago del Cile. Tra le sue opere più note, oltre all’”Angelica”, al “David” e al “Monumento a Leonardo da Vinci” di Piazza della Scala a Milano, va ricordata la celebre “Leggitrice": quasi un ideale pendant dell’Angelica, due diverse chiavi per leggere la scultura italiana di ispirazione romantica del periodo, quest’opera elegante e raccolta in un moto di passioni tutte interne all’animo della fanciulla (mentre nell’Angelica esse sono esternate e visibili) ebbe fin da subito grandissimo successo, venendo replicata in più esemplari, uno dei quali è oggi conservato alla Galleria d’Arte Moderna di Milano.

Bibliografia di riferimento: “La Cronaca. Giornale di scienze, lettere, arti, economia, industria”, Milano 1855, p.763;
E. About, “Voyage à travers l'exposition des beaux-arts (peinture et sculpture)”, Parigi 1855, p. 263;
G. Sacchi, “L’Angelica, statua grande al vero di Pietro Magni” in “Esposizione di Belle Arti in Milano e Venezia, 1855. Anno XVII”, Milano 1855, pp. 46-51;
“Rivista di Firenze e Bullettino delle Arti del Disegno”, Anno II, vol. IV, Firenze 1858, p. 79;
A. Caimi, “Delle arti del disegno e degli artisti nelle province di Lombardia dal 1777 al 1862”, Milano 1862, pp. 186-187;
“Exposition Universelle de 1867 à Paris : catalogue général; 1ière partie: (Groupes I à V) contenant les oeuvres d’art”, Parigi 1867, Classe 3, n°59;
“Official Catalogue of the Dublin Exhibition of Arts, Industries and Manufactures and Loan Museum of Works of Art, 1872, Fine Arts Section, Sculpture”, Dublino 1872, n. 4-33;
“Seconda Esposizione nazionale di belle arti diretta da un comitato eletto dalla regia Accademia di Brera: 1872”, Milano 1872, p. 14 n. 28;
Yorick figlio di Yorick (alias P. C. Ferrigni), “Fra quadri e statue. Strenna in ricordo della Seconda Esposizione Nazionale di Belle Arti”, Milano 1873, pp. 30-32;
“The Art Journal”, vol. XVI, Londra 1877, p. 100;
Civico Museo Revoltella, “Galleria d’Arte Moderna. Catalogo delle Opere”, Trieste 1961, p. 34 n. 211;
A. Tamburini, “Pietro Magni scultore (1816-1877)”, tesi di laurea, Università di Milano, relatore Prof. F. Barbieri, a.a. 1984-1985, pp. 114-116;
F. Tedeschi, “La scultura della Scuola di Milano attraverso le Esposizioni Internazionali (1851-1878) e la critica”, in AA. VV. “La Città di Brera. Due Secoli di Scultura”, Milano 1995, pp. 71-84;
F. Tedeschi, “Le figure femminili nella scultura: retorica e nuovi generi” in R. Cassanelli, S. Rebora, F. Valli (a cura di), “Milano pareva deserta…1849-1859. L’invenzione della Patria”, Milano 1998, p. 50;
M. De Grassi, “Committenti di Pietro Magni a Trieste” in “Arte in Friuli. Arte a Trieste”, 20, Trieste 2000, pp. 165-166;
A. Panzetta, "Nuovo Dizionario degli scultori italiani dell'Ottocento e del primo Novecento", II, Torino 2003, pp. 560-561;
M. Heffernan, “Edward Cecil Guinness: Noblesse Oblige”, Irish Arts Review (2002-), Vol. 26, No. 3, 2009, pp. 92-95.

Base d'asta

Euro 85.000,00

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Lotto N: 0255

MANIFATTURA ITALIANA DEL XIX SECOLO

Capitello in pietra con volute emergenti da foglie d'acanto.

40 x 36 x 40 cm

Base d'asta

Euro 500,00

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Lotto N: 0256

MANIFATTURA DEL XIX SECOLO

Parure in tartaruga scura, epoca Napoleone III.

30 x 38 cm

Lotto corredato di perizia indipendente per la commercializzazione di antichi oggetti in tartaruga.

La parure, realizzata in preziosa tartaruga scura mirabilmente intagliata, è composta da una spilla a forma di rosa aperta circondata da foglie e boccioli penduli, un pendente di collana ed una coppia di pendenti di orecchini a cammeo, decorati da sinuosi ramages stilizzati.
La parure viene presentata appesa su un fondo di tessuto neutro color crema, entro una ricca cornice in legno dorato ed intagliato di gusto settecentesco.
La grande spilla poteva essere utilizzata in modo versatile, come decorazione di un abito, un soprabito od un copricapo; il ciondolo e gli orecchini presentano nella lavorazione interna a cammeo il medesimo profilo di giovane donna dalla folta capigliatura ornata di foglie di quercia, vestita all’antica con un peplo fermato ad una spalla.
L’elemento della foglia di quercia riconduce all’iconografia classica greco-romana delle divinità minori silvestri, le driadi, ninfe delle querce (da “dryas”, quercia), simbolo vitalistico della natura rigogliosa e selvaggia.
Tra le più celebri ninfe silvestri nella cultura latina si annovera Egeria, driade consigliera ed amante di Numa Pompilio, secondo re di Roma: a lei era dedicato un bosco presso una fonte presso cui le Vestali giungevano giornalmente per attingere l’acqua per la preparazione della “mola salsa”, la focaccia di farro rituale; Ovidio narra nei Fasti che nel bosco “sono appesi nastri, che coprono file di piante e molti voti per la dea che ben n’é degna” e che le donne che ne siano esaudite per le loro richieste vi si rechino coronate di serti presso la fonte per ringraziare la divinità.
Il gusto archeologico per i gioielli ritornò di gran moda durante la metà dell’Ottocento, epoca storicista per eccellenza, grazie alla fervida immaginazione e la prolifica produzione di Fortunato Pio Castellani (1794-1865), che ispirò un’estetica che sedusse generazioni di orafi e committenti sino al Novecento.
L’utilizzo della tartaruga nelle due tonalità, chiara e scura, divenne uno status symbol d’eccellenza durante il XIX secolo; la tartaruga scura in particolare, essendo utilizzata per i monili in periodo di lutto e mezzo lutto.
La datazione della parure, d’ispirazione archeologizzante ottocentesca, è riconducibile al primo ventennio del Novecento, periodo anch’esso di revival neo-ottocentesco, basti pensare alle tavole a pochoirs dell’artista Umberto Brunelleschi o del francese Georges Barbier, ritraenti giovani donne abbigliate in costumi ispirati alla moda del Secondo Impero o figurini di moda contemporanei con elementi ed accessori risalenti al secolo precedente.

Base d'asta

Euro 500,00

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Lotto N: 0262

MANIFATTURA VENETA DEL XIX SECOLO

Specchiera dorata nello stile del XVIII secolo.

160 x 150 x 8 cm

Luce: 134.5x143 cm. Battuta: 144x153.5 cm.

Base d'asta

Euro 300,00

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Lotto N: 0263

MANIFATTURA VENEZIANA DEL XIX SECOLO

Specchiera in legno dorato nello stile del XVIII secolo.

77 x 160 x 10 cm

Luce: 118x59 cm. Battuta: 120x61 cm.

Base d'asta

Euro 700,00

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Lotto N: 0264

MANIFATTURA DEL XIX SECOLO

Cornice e due elementi decorativi in legno intagliato e dorato, decorati a motivi fitomorfi.

Cornice: 35x22 cm; fregi: 26x9 cm.

Base d'asta

Euro 300,00

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Lotto N: 0277

MANIFATTURA RUSSA DEL XIX SECOLO

Yazd Torah in argento decorato, presa con finale a volatile.

3.5 x 30 cm

Peso: 0,104 kg. Punzoni riferibili al noto argentiere Fedor Ruckert, 1857 Mosca, iniziali del saggiatore AK, Andrei Antonovich Kovalbskii.

Base d'asta

Euro 300,00

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Lotto N: 0278

MARIO BUCCELLATI

Conchiglia in argento.

20 x 22 cm

Punzoni alla base. Argento 925. Peso: 0.292 kg.

Base d'asta

Euro 300,00

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Lotto N: 0279

ARGENTIERE DEL XIX SECOLO

Piatto in argento sbalzato con decorazioni vegetali lungo il bordo.

40 cm

Marchi presenti. Peso: 0.884 kg.

Offerta corrente

Euro 200,00

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Lotto N: 0280

ARGENTIERE DEL XVIII SECOLO

Coppia di candelabri in argento sbalzato, base tripode.

21 x 76 cm

Peso: 4.838 kg

Base d'asta

Euro 400,00

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Lotto N: 0281

ARGENTIERE DEL XVIII SECOLO

Coppia di candelabri in argento sbalzato, base tripode.

21 x 76 cm

Peso: 5.372 kg

Base d'asta

Euro 400,00

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Lotto N: 0282

ARGENTIERE DEL XX SECOLO

Coppia di pesci in argento sbalzato con corpo composto da elementi snodabili e occhi in pietre dure.

26 x 13 x 8 cm

9x14x5 cm. Presenti punzoni. Peso: 0.342 kg.

Base d'asta

Euro 500,00

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Lotto N: 0283

ARGENTIERE ITALIANO DEL XX SECOLO

Vaso in argento cesellato e decorato con pietre dure.

23 x 59 x 22 cm

Marchio di Milano. Titolo 800. Peso: 4,548 kg.

Offerta corrente

Euro 800,00

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Lotto N: 0284

ARGENTIERE VENEZIANO DEL XVIII SECOLO

Caffettiera in argento sbalzato con manico in legno, corpo piriforme con costolature poggianti su piede circolare modanato.

14 x 19 x 10 cm

Punzoni di garanzia della zecca di Venezia e del controllore di zecca M.G. (non identificato, attivo tra 1762 e 1776). Peso totale: 0.338 kg.

Offerta corrente

Euro 500,00

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Lotto N: 0285

ARGENTERIA BUCCELLATI

Foglia d'acero in argento.

22 x 29 cm

Punzoni "Mario Buccellati S.r.l." alla base. Argento 925. Peso: 0.220 kg.

Base d'asta

Euro 300,00

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Lotto N: 0314

MANIFATTURA VENETA DEL XIX SECOLO

Coppia di colonne lastronate in ciliegio con anta sul fronte, base quadrata.

42.5 x 92 x 42.5 cm

Offerta corrente

Euro 320,00

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Lotto N: 0315

MANIFATTURA VENETA DEL XIX SECOLO

Coppia di cassettoni lastronati in ciliegio, maniglie in bronzo, gambe a piramide rovesciata.

123.5 x 89 x 58 cm

Difetti.

Un cassettone in ciliegio confrontabile con questi esemplari è conservato al Museo Civico di Padova e pubblicato in C. Alberici, "Il mobile veneto", Milano 1980, p. 306, fig. 470.

Bibliografia di riferimento: C. Alberici, "Il mobile veneto", Milano 1980, p. 306, fig. 470.

Base d'asta

Euro 800,00

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Lotto N: 0316

MANIFATTURA VENEZIANA DEL XIX SECOLO

Sgabello da pianoforte da grotta in noce intagliato a forma di conchiglia.

42.5 x 58 x 47 cm

Gli arredi "da grotta", spesso in forma di conchiglie o creature marine, erano in origine creati per le grotte artificiali presenti nei giardini dei palazzi nobiliari dell'aristocrazia veneta. Talvolta dipinti o dorati, questi mobili di fantasia divennero molto ricercati nel XIX secolo, estremamente apprezzati dal gusto eclettico di fine secolo.

Base d'asta

Euro 1.500,00

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Lotto N: 0317

MANIFATTURA ITALIANA, PERIODO IMPERO

Culla lastronata in noce e parzialmente dorata, fregi in bronzo dorato.

113 x 136.5 x 65.5 cm

Base d'asta

Euro 700,00

...

Prima tornata 1-86 15/06/21

11:00

Seconda tornata 87-174 15/06/21

15:00

Terza tornata 175-262 16/06/21

11:00

Quarta tornata 263-345 16/06/21

15:00

Esposizione

11 - 14 GIUGNO
10-13; 15.30-18.30 (SABATO E DOMENICA INCLUSI).