Lotto N: 34

JOSEPH VERNET (1714 - 1789)

Marina in burrasca.

80 x 56 cm

Olio su tela

Tipologia oggetto Opere su tela/tavola

Dipartimento ARTE ANTICA E DEL XIX SECOLO

Periodo Arte antica

Descrizione

**Opera proveniente da fallimento di società.
Firmato in basso al centro: «J. Vernet»
1771-1772
L’opera é stata visionata dal vivo da Émilie Beck Saiello, che ne conferma l’autenticità e la inserirà nel catalogo ragionato di prossima pubblicazione.
L’opera è pubblicata come originale di Vernet nel catalogo di Florence Ingersoll-Smouse (1926): la studiosa ritiene che, sebbene non sia datata, è da considerarsi un pendant della Marine, port de mer , datata 1772, ed è da identificarsi con l’opera La tempête commissionata dal Barone Demidoff il 14 dicembre del 1771 (come risulta dal documento C. 254 in Lagrange, 1864).
Provenienza: Commissionato con il titolo La tempête dal Barone Demidoff il 14 dicembre 1771 al prezzo di 50 Luigi
Ereditato per discendenza da Nicolas Demidoff
Venduto in asta dallo stesso a Firenze, San Donato, 21 febbraio - 10 marzo 1870, Lotto n. 132
Acquisito in eredità dalla Contessa de Pimodan, Parigi
Venduto in asta dalla stessa a Parigi, Hotel des Ventes du Palais, Salle Maurice Reims, 9 dicembre 1999, Lotto n. 20.
Bibliografia: Léon Lagrange, Joseph Vernet et la peinture au XVIIIe siècle: avec le texte des Livres de raison et un grand nombre de documents inédits, II ed., Paris 1864, C. 254
Florence Ingersoll-Smouse, Joseph Vernet peintre de marine, 1714 - 1789: étude critique, suivie d’un catalogue raisonné de son oeuvre peint avec trois cent cinquante-sept reproductions, Paris 1926, vol. II, n. 951, pag. 23 (pendant del n. 950).
L’opera verrà pubblicata nell’aggiornamento del Catalogo ragionato di Joseph Vernet a cura di Émilie Beck Saiello.
L'opera è accompagnata dall'attestato di libera esportazione.

Nato in una famiglia di pittori, il giovane Claude Joseph Vernet viene avviato alla pratica pittorica nello studio del padre, per poi proseguire la formazione nella bottega di Philippe Sauvan, attivo ad Avignone.
Molti collezionisti notano in Vernet un talento innato per la pittura di paesaggio, conquistando il favore di importanti esponenti dell’aristocrazia francese sino ad ottenere l’intercessione del Conte di Quinson e la protezione del Marchese di Caumont per compiere un viaggio d’istruzione a Roma.
Vernet soggiorna quindi nella città capitolina per diciannove anni (1734-1753), entrando subito nell’atelier del celebre vedutista e pittore di marine Adrien Manglard (1695-1760), durante i quali riflette e si lascia influenzare da maestri quali Salvator Rosa (1615-1673), eccellente paesaggista dai caratteristici scenari notturni e dalla predilezione di una natura aspra ed illuminata da violenti effetti luministici, cosi come dalla serenità e compostezza classica di Nicolas Poussin (1594-1665).
Entrato nell’Accademia Nazionale di S. Luca nel 1743, è profondamente affascinato dalla calda luminosità della pittura di Claude Lorrain e, su consiglio del direttore, principe dell’Accademia l’architetto Girolamo Theodoli (1735, 1742, 1743, 1750), frequenta le botteghe di Giovanni Paolo Panini (1691-1765) e di Andrea Locatelli (1695-1741).
Nel periodo italiano compone una vasta serie di splendidi paesaggi raffiguranti vedute di porti, mari in tempesta, chiari di luna ed effetti di luce al tramonto; caratteristica essenziale di tali composizioni diviene per Vernet la qualità della pittura della veduta che tratta da una visione ottica di uno squarcio paesaggistico, vi è sublimata ed idealizzata ottenendo un effetto poetico trascendente la realtà.
Nel ventennio romano le opere di Vernet si diffondono tra i collezionisti più facoltosi, sino a riscontrare l’apprezzamento del marchese de Marigny, fratello della la marchesa de Pompadour, maitresse-en-titre del Re Luigi XV, che invita il Maestro a rientrare in patria ed eseguire per lui una serie di ventiquattro vedute dei più importanti porti francesi (1753- 1762), di cui ne verranno completate solo quindici; conservate oggi al Louvre ed al Museo nazionale della Marina di Parigi, queste opere esaltano la potenza e la maestosità della marina militare francese sotto una luce classica che idealizza il potere della monarchia. Divenuto membro, a Parigi, dell’Accademia Reale di Pittura (1745), il Maestro vi espone fino alla sua scomparsa avvenuta nel 1789, all’alba della Rivoluzione.

Composta durante l’età matura, questa marina intende catturare ed immortalare l’istante in cui sulla costa si abbatte un forte vento; l’opera offre allo spettatore lo scenario di un paesaggio reale, che però viene reso secondo la personale sensibilità del suo artefice.
L’artista dipinge così una veduta pittoresca attraverso l’idealizzazione del paesaggio stesso, ove fattori naturali desunti dalla realtà si fondono in maniera impercettibile con capricci architettonici.
La commistione del dato reale con quello immaginario, nonché l’inserimento di elementi di architettura d’invenzione come il torrione e le arcate a destra della composizione, rivelano l’attento studio e la profonda conoscenza della pittura neoclassica italiana, in particolare dei vedutisti operanti a Roma, come Giovanni Paolo Panini e Giovanni Battista Piranesi.
Ne deriva quindi un’opera dal forte impatto emotivo, dove la rievocazione di un tempo arcaico e leggendario viene resa attuale dall’istantaneità dei fenomeni naturali che si stanno abbattendo sul litorale marino.
Il celebre philosophe illuminista Denis Diderot, grande ammiratore di Vernet, commissionando due quadri nel 1768 e nel 1769; in una lettera all’artista gli scrive: « Il ne faut rien commander à un artiste, et quand on veut avoir un beau tableau de sa façon, il faut lui dire : faites-moi un tableau et choisissez le sujet qui vous conviendra. »
































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